Pronti alla partenza

June 23rd, 2009

Going to USA

Spazio, ultima dentiera…

May 9th, 2009

Lo Star Trek di J.J.Abrams è un bel film, una volta accettato il fatto che è una pellicola d’azione più che di fantascienza.

Tra l’altro Abrams dimostra una certa astuzia, inserendo nella storia stessa la giustificazione per qualsiasi modifica voglia apportare in futuro. Il trucco del viaggio nel tempo non brilla certo per originalità, ma significa quantomeno che i prossimi film potranno permettersi di staccarsi dalla storyline originaria ed esplorare nuove strade: una mezza dozzina di serie TV e una decina di film sono un’eredità pesante, quando si tratta di scrivere una storia mantenendosi coerenti con tutta la produzione precedente.

Tornando al titolo del post: il doppiaggio italiano, che sgonfia la frase più importante del film affidandola ad un narratore senza dentiera, poteva fare di meglio :D

Il volume in sanscrito

May 4th, 2009

Facendo pulizie digitali di primavera, ho ritrovato un wiki che avevo utilizzato – insieme ad un collega e al mio correlatore – per raccogliere i materiali della tesi.

Annidato tra le pagine di discussione, questo scambio di battute a tre che mi sembra degno di essere pubblicamente celebrato :D

La tesi dovrebbe avere un numero di pagine compreso tra 1500-2000 e dovrebbe essere suddivisa in 6-7 tomi di indicativamente 250-300 pp. ciascuno, di cui almeno due in italiano, due in inglese, uno in tedesco, i rimanenti in latino.

Che delusione… pensavamo di farne almeno uno in sanscrito.

Se proprio volete lavorare, allora – anche per essere in grado di indirizzare un mercato e un bacino di lettori più ampio – magari fate un volumetto di 200 pagine in sanscrito che riassume tutta la serie. Se avete bisogno di qualche contatto per praticare la lingua, magari posso darvi una mano io a trovare qualche indiano :-)

50 m3 \/\/4nT t3h TiT13 i|\| 13375P34K: “uB3R-4CTiV3 RuLeZ 2 PWN 4D4p7iVi7y OPH n00b W3B 4pPLiC4Tio|\|”… 533 th4t r0×0r !! (4ND PH34r m4h l337 5kILLZ :P)

La sanità mentale dei nostri eroi inizia a vacillare, sull’orlo delle 100 pagine… :D

Obbligo verità

April 18th, 2009

Veri gnocchi di patate vere

Nella stessa linea di prodotti:

  • Finti gnocchi di patate vere (puré)
  • Veri gnocchi di patate finte (gnocchi fritti)
  • Finti gnocchi di patate finte (fusilli al ragù)

La costante Carlton

March 27th, 2009

Ormai gli spettacoli di Larry Carlton al Blue Note sono diventati quasi un appuntamento fisso.

Quest’anno ammetto di essere stato indeciso: dati i prezzi fuori misura del Blue Note ogni concerto va scelto con cura meticolosa, e Larry l’avevo già visto due o tre volte.
Beh, sono contento di aver deciso di andare, alla fine. Un chitarrista che suona per più di un’ora senza annoiare mai è una perla rara.

Altra ragione – a posteriori – per andare al concerto: Gene Coye. Non capita spesso che un batterista sconosciuto mi lasci a bocca aperta come è successo ieri sera. Una timing e una precisione quasi imbarazzanti. Carlton ha la vista lunga anche quando si tratta di scegliersi i collaboratori, evidentemente ;)

Riepilogo musicale /8

March 23rd, 2009

Con questo ottavo post concludo il mio riepilogo. Stavolta si gioca in casa, perché voglio parlare di due dischi italiani.

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Elio e le Storie Tese - StudentessiIl primo dei due è Studentessi, degli Elio e le Storie Tese. Ne avevo già parlato diffusamente ai tempi dell’uscita, ma vale la pena citarlo ancora. Tanta era stata la delusione per Craccracriccrecr – probabilmente influenzato negativamente dalla scomparsa di Feiez, poco tempo prima – quanta la sorpresa nel ritrovare in questo album gli Elii in piena forma, forse ancor più che ai tempi d’oro.

Al di là del piacere di ascoltare un bell’album, il successo degli Elii mi fa piacere perché sono uno dei pochissimi gruppi italiani che riesce a fare veramente musica: originale, raffinata e suonata ad alti livelli. Tutto questo senza spocchia e senza annoiare: un risultato non da poco.

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tioboboL’album con cui vado a chiudere questa rassegna è in qualche modo legato al precedente: due terzi del Trio Bobo – Meyer e Faso – vengono infatti dagli Elio e le Storie Tese.

Ancora una volta devo ammettere che scalda il cuore sapere che la musica italiana non è morta – anche se forse sarebbe meglio parlare di musicisti italiani, più che di musica.

Trio Bobo è un album che sta tra il jazz e la fusion, ma che sarebbe riduttivo incasellare in uno di questi generi: è soprattutto – o almeno così mi è parso – il frutto della soddisfazione di tre grandi musicisti che si sono decisi a suonare quello che più gli piace. Tra i tanti pregi di quest’album è notevole come tre strumenti soltanto riescano a creare un suono così pieno e convincente.

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Per ora, questo è tutto. Ci sono molti altri album, generi e musicisti che ho scelto di non citare – del resto otto post sullo stesso argomento mi sembrano abbastanza :D

Non avevo un preciso scopo, quando ho iniziato a scriverli, se non il piacere di parlare di musica che amo. Se qualcuno degli album che ho citato vi avesse incuriosito, comunque, non potrei che esserne felice.

Un grappolo di gru

March 22nd, 2009

Art Attack!

paper-cranes

Ora me ne mancano solo novecentosessantuno ;)

Riepilogo musicale /7

March 17th, 2009

Seventh post of a seventh post… eccoci arrivati alla penultima puntata di questo riepilogo. Oggi, a differenza della volta scorsa, Jazz!

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yellowjacketsGli Yellowjackets sono uno storico gruppo jazz fusion, che ho anche avuto la fortuna di vedere live. Pur non essendo sempre immediati all’ascolto, sfornano pezzi con un gran groove. Il loro album omonimo (Yellowjackets) contiene un paio di perle come Imperial Strut e The Hornet, che a me rimangono sempre in testa per delle ore, dopo averle ascoltate.

Il limite maggiore dell’album è quello che rappresenta in realtà un tratto distintivo del jazz: lunghi, lunghissimi assoli. Eseguiti ovviamente in maniera magistrale, ma a volte un tantino noiosi. Fortunatamente la struttura dei pezzi è sempre ricca di variazioni e obbligati, che compensano ampiamente le parti soliste.

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playground Manu Katché è un batterista, ma a sentire i suoi album quasi non si direbbe. Nonostante abbia una tecnica spaventosa (anche in questo caso ho avuto la fortuna di vederlo dal vivo) non approfitta dei sui album solisti per metterla in mostra.

Sia Playground che Neighborhood sono album delicati e rarefatti, nei quali la batteria si limita quasi sempre ad accompagnare gli altri strumenti. Non mancano ovviamente pezzi più ritmati – come Take off and land, che trovo meravigliosa – ma sono una minoranza che non perturba mai il tono confidenziale degli album.

Le copertine sono copyright dei rispettivi detentori dei diritti.

Riepilogo musicale /6

March 12th, 2009

Se la volta scorsa ho parlato di due album con pochi legami tra loro, questa volta ne presenterò un paio che non hanno proprio nulla in comune.

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pornograffitiInnanzitutto, Pornograffiti degli Extreme.
Uno dei grandi misteri della musica è come sia stato possibile che la loro canzone più famosa – More than Words – sia anche la più lontana dal loro genere abituale. Non c’è nulla, nell’hard rock tendente al funk di Pornograffiti, che spieghi l’esistenza di un pezzo come More than Words. Eppure questa è la canzone per cui gli Extreme sono ricordati da tutti.

Questa premessa dovrebbe aver chiarito cosa ci si può aspettare dall’album: riff serrati di chitarra, ritmiche spedite, testi leggermente sopra le righe[1].
I pezzi, presi singolarmente, hanno tutti un gran groove. L’unica pecca è che ascoltarne una decina uno dietro l’altro rende l’album un po’ ripetitivo, alla lunga.

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hemulicvoluntarybandEd ora, per qualcosa di completamente diverso, voglio parlare dei Ritual, gruppo prog-folk svedese guidato da Patrik Lundström, già voce dei Kaipa, ennesimo progetto dell’infaticabile Roine Stolt.
Ok, ora che ho citato una valanga di nomi che nessuno conosce, parliamo dell’album :D

The Hemulic Voluntary Band è un curioso concept album, basato sul mondo e i personaggi creati da Tove Jansson – della quale avevo letto qualcosa molti e molti anni or sono.
I pezzi vanno dalla scanzonata presentazione della band (in stile Sgt. Pepper) a brani più rock ad altri più d’atmosfera, tutto con una forte componente folk.

La vera perla dell’album è però l’ultima traccia: A Dangerous Journey è a tutti gli effetti una favola in musica, 26 minuti durante i quali si dipana una storia semplice ma affascinante come solo i racconti per bambini sanno essere. Commovente.

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[1] In effetti un’altra eccezione vistosa è When I First Kissed You, che sembra un pezzo da pianobar :D

Le copertine sono copyright dei rispettivi detentori dei diritti.

Watchmen [spoiler]

March 11th, 2009

Tramite Leonardo scopro un post molto bello che demolisce il film di Watchmen.

Sono daccordo più o meno con il 50% del post, ma quel 50% è espresso così limpidamente che merita un link. E intanto approfitto di questa occasione per divulgare all’universo mondo la mia opinione sul film, con la scusa di raccontare quali siano i punti su cui concordo ;)

Il finale del film è più lineare e sensato di quello del fumetto, che già ai tempi della lettura mi aveva lasciato un po’ perplesso.

La precisione nella ricostruzione su pellicola delle tavole originali è notevole – peccato che poi l’originale venga tradito su particolari più sottili ma non meno importanti, come il fatto che Nite Owl e Silk Spectre sembrano Neo e Trinity in Matrix…

La colonna sonora mescola scelte azzeccate ad altre completamente senza senso (halleluja?)

Su Ozymandias, mi permetto una citazione integrale dal post. Sicuramente il personaggio che nella versione filmica mi ha più deluso. Occhio agli spoiler:

Ma parliamo un secondo di Ozymandias – l’uomo più intelligente del mondo, o, a giudicare dal film, l’uomo con il peggior parrucchiere del mondo. Nel libro è un quarantenne fisicamente in forma strepitosa (ed in questo marca la differenze con gli altri ex-supereroi), simile (in meglio) all’Alessandro Magno (eh) interpretato da Colin Farrell, fermamente sicuro di sé e della sua preclara intelligenza. Nel film sembra Steve Buscemi da giovane, è presuntuoso e mellifluo e neanche troppo furbo. Senza contare che una delle sequenze meno riuscite del fumetto, quella della scoperta del piano diabolico, viene incredibilmente peggiorata nel film: Nite Owl deduce la password da uno dei libri che Ozymandias tiene sulla sua scrivania. L’uomo più intelligente del mondo infatti sulla sua scrivania ha TRE libri, di cui uno (a) contiene la password per accedere ai file segretissimi che parlano del suo piano segretissimo che cambierà il destino del mondo, password e libro che (b) parlano di un personaggio che LUI ha scelto come suo alter ego, ma di cui evidentemente non ha imparato abbastanza da poter evitare di tenere un bignami sul suo tavolo per ogni evenienza.

La conclusione la lascio ad una citazione dal post di Leonardo, che come al solito ha capito tutto ;)

In realtà tutto questo non vi interessa un granché, voi volevate soltanto sapere se vale la pena andare a vedere Watchmen. No, naturalmente, non vale mai la pena di andare a vedere un adattamento cinematografico di qualcosa che per voi è un capolavoro. Come faccio a sapere che Watchmen per voi è un capolavoro? Che io sappia, non c’è nessuno che sia riuscito a leggerlo fino alla fine che non lo reputi tale. Gli altri, che non apprezzano i fumetti di giustizieri in costumi colorati, o non apprezzano i fumetti tout court, hanno già smesso di leggere. Siete rimasti solo voi, capito? Quindi, la risposta è no: non vale la pena. D’altro canto lo vedrete lo stesso, no? Come se aveste possibilità di scelta.