Open options

August 29th, 2010

‘So what should I be doing?’
‘I don’t know. Something. Working. Seeing people. Running a scout troop, or running a club even. Something more than waiting for life to change and keeping your options open. You’d keep your options open for the rest of your life, if you could. You’ll be lying on your deathbed, dying of some smoking-related disease, and you’ll be thinking, ‘Well, at least I’ve kept my options open. At least I never ended up doing something I couldn’t back out of.’ And all the time you’re keeping your options open, you’re closing them off.’

Nick Hornby – High Fidelity

WordPress 3.0

July 18th, 2010

Ho appena fatto l’update a WordPress 3. Mi aspettavo qualche problema, ma è andato tutto liscio come l’olio, persino il mio tema custom funziona senza alcuna modifica.
Chapeau al team di WP3 ;)

Il tempo del mondo

June 12th, 2010

Quando sei piccolo, il tempo non scorre.
Non è solo il fatto che la morte sia un concetto completamente alieno. L’idea stessa di tempo è puntiforme e immutabile: esiste il mio tempo, qui e ora.
Non esiste un tempo degli altri – o meglio, il tempo degli altri è solo un’estensione del mio: l’universo vive con me, nel mio tempo.
Quando sei piccolo, non capisci come qualcuno possa vivere in un tempo diverso: le cose che ti interessano sono quelle che interessano al mondo, il tuo linguaggio è quello che deve parlare il mondo, il tuo presente è il presente del mondo.

Quando sei piccolo non esiste il passato. E neanche il futuro, che paradossalmente proprio in quel momento si estende più lontano di quanto mai farà in ogni altro periodo della vita. Per vedere il futuro, però, serve l’esperienza del passato. Per capire veramente cosa significa guardare 10 o 20 anni avanti a sé bisogna averli vissuti, prima. Man mano che il nostro campo visivo sul passato si allarga, lo stesso fa quello sul futuro.
Quante cose sono cambiate in 10 anni? Quante non sei riuscito a cambiarne?
E quindi, quante ne cambieranno?

La prospettiva sul tempo cresce pian piano. Ma il momento in cui realizzi che è cresciuta è improvviso come uno schiaffo.

Il mio presente non è il presente del mondo.
Sono nel futuro di alcuni e nel passato di altri. E nessuno – nessuno – si trova esattamente nel mio stesso istante.

La lingua cambia. La tua lingua non è più universale, al massimo puoi condividerla con una manciata di coetanei. Ripensi a quanto ti sembrava fuori dal tempo il modo di parlare dei tuoi genitori e ti accorgi che ha seguito lo stesso percorso del tuo: si è formato in un’epoca e lì è rimasto ancorato. E questo non significa che sia fuori dal tempo: è nel suo tempo.

Mi sto trasformando nei miei genitori? Avevo giurato di no, che io non sarei mai stato così.

I ricordi cambiano. Che è successo durante i mondiali dell’82? Chi erano i Beatles?
Forse per te sono solo nomi, racconti, ma qualcuno li ha vissuti, con la stessa nitidezza con cui tu hai vissuto Italia-Francia nel 2006, con la stessa ricchezza di particolari con cui sapresti descrivere chi sono gli U2.
Particolari minimi: l’amico appassionato che conosce tutti i pezzi a memoria, la copertina del CD che hai visto un giorno in 4 vetrine di seguito, la confusione quando hanno fatto il concerto vicino a casa tua. Esperienze che nessuna enciclopedia o libro di storia potrà mai ricreare, per chi non le ha vissute in prima persona.

Avevo giurato perché ero sicuro di farcela: stavo vivendo pienamente nel presente del mondo. Il mondo si muoveva con me. Come diavolo avessero fatto, gli adulti, a scivolarne fuori così palesemente, era incomprensibile.

Il modo di vedere gli altri cambia.
Io sono io. Ma anche loro lo sono. Ognuno è un “io” racchiuso nel proprio tempo, nel proprio spazio, nella propria lingua, ricordi, esperienze, canzoni, eventi condivisi e solitari.

E’ una rivoluzione copernicana. L’Io non può più illudersi di essere il centro immobile dell’universo. Esistono gli altri, ognuno unico, ognuno nel suo tempo. Forse un centro immobile non esiste neanche. O forse non ha senso cercare di vederlo, finché siamo immersi nel divenire.

Sto scivolando fuori dal presente, come gli adulti quando ero piccolo?

Il fatto è che non esiste alcun presente da cui uscire.
Al massimo esisterà uno spirito dei tempi: la cantante che va per la maggiore, la tecnologia che tutti usano, la religione più diffusa. Ma sono tutti equilibri instabili, momentanei, locali: non è veramente il presente, è solo quello che oggi la maggioranza reputa “giusto”.

Posso scegliere di seguire questo spirito oppure no. In ogni caso, sono nel mio tempo.

Quando cresci, capisci che non sei tu a dettare il tempo del mondo.
Ma neanche il mondo a dettare il tuo.

Il bicchiere Zen

March 23rd, 2010

Zen vuol dire essere vuoto. Come tenere bicchiere vuoto. Allora, tenendo bicchiere vuoto, sempre pronto a ricevere. Invece, tenendo pieno, come fa?

Kengiro Azuma, in una bellissima intervista per Rai3

Ho scritto t’amo sull’asfalto

January 31st, 2010

Qualche giorno fa, sui marciapiedi della mia zona, è comparsa una curiosa scritta.

Ciò che mi ha immediatamente colpito sta nell’ultima riga: due caratteri, <3, a rappresentare un cuore.

Simboli di questo tipo sono caratteristici della comunicazione elettronica e sono figli delle sue limitazioni: un set di caratteri ridotto e una struttura tutto sommato rigida. Queste costrizioni hanno portato, nel tempo, ad unire simboli basilari quali parentesi e segni di interpunzione per rappresentarne altri più complessi, che vanno dal semplice smiley alla più intricata ASCII art.

Ci si aspetterebbe che, liberi dalle limitazioni del formato elettronico, questi espedienti non fossero più necessari. Eppure qualcuno, pur nella libertà concessa da una bomboletta di vernice sull’asfalto, ha pensato comunque di ridursi ai caratteri ASCII per veicolare il suo messaggio.

La cosa mi ha lasciato perplesso, finché non ho realizzato che anche io, nei miei rari messaggi scritti con carta e penna, sono spesso tentato di utilizzare le faccine tipiche dei messaggi digitali. Non è quindi una questione di limitazioni imposte dal medium utilizzato: ormai, per me, quelle faccine hanno un ben preciso significato. E lo stesso vale per quel cuore stilizzato sull’asfalto.

Quella che era nata come approssimazione di un simbolo è diventata simbolo a sua volta.

Link diretto alle immagini con Droplr

January 12th, 2010

Droplr è un’applicazione Mac per caricare e condividere file online. Una sorta di ibrido tra Dropbox, Imageshack e un URL shortener tipo bit.ly. Non supporta solamente immagini, ma al momento concentriamoci su questa funzione.

Per ogni immagine caricata, Droplr crea un URL tipo http://drp.ly/cBOcd. Questo indirizzo tuttavia porta ad una pagina che contiene l’immagine, non all’immagine stessa, il che è un problema quando si vuole fare l’embedding dell’immagine.

Una breve ricerca con Google mi ha svelato la soluzione, che mi appunto qua per riferimento futuro: basta aggiungere un “+” alla fine dell’URL per ottenere un redirect automatico all’immagine. Provare per credere: http://drp.ly/cBOcd+.

Facebook: the Genesis

December 30th, 2009

Ispirato dalla versione Facebook del Signore degli Anelli ad opera di CollegeHumor, la mia libera interpretazione della Genesi ;)
(Cliccate sull’immagine per vederla in formato più leggibile).

La scala M1

October 26th, 2009

Personalmente, per valutare la qualità di un libro, uso la scala emmeuno (simbolo: M1).

E’ una semplice scala lineare, la cui misura campione è conservata nel sottosuolo di Milano.

La misurazione tramite M1 è molto facile: basta leggere un libro in metropolitana e verificare a quante fermate dall’arrivo ci si accorge di dover scendere.

I libri migliori si attestano su 1 o 2 emmeuni. Un libro particolarmente avvincente potrebbe anche arrivare a -1 emmeuni (“pork! dovevo scendere!”).

In questo periodo sto leggendo Nation, il (pen)ultimo di Pratchett: nella mia scala emmeunica soggettiva è un Precotto, potenzialmente un Villa San Giovanni.

Disabilitare mood messages in Skype 2.8 per Mac

September 30th, 2009

Eccomi di nuovo a parlare di Skype per OS X. La versione 2.8 ha introdotto i mood messages – una sorta di messaggi di stato come quelli su Facebook – che trovo inutili e fastidiosi.

Ci sono vari modi per disabilitare questa feature (disabilitare le notifiche per quella specifica chat, marcare tutti i messaggi come già letti…). Il migliore è quello che mi hanno suggerito da Skype tramite Twitter (ottimo presidio degli strumenti 2.0, tra parentesi).

Advanced Skype Configuration TabBasta disabilitare il checkbox di fianco a “Enable Mood Message Chat” e i mood message smetteranno di infastidirci ;)

Skype: unable to mount database

September 28th, 2009

Ho appena aggiornato Skype per Mac OS X alla versione 2.8 (2.8.0.722, per la precisione).

Dopo aver riavviato, sono stato piacevolmente accolto da un messaggio di errore che diceva “unable to mount database”.

La soluzione è molto semplice e non provoca la perdita di nessun dato importante (tipo la history o il profilo, che alcuni incauti suggerimenti costringono a cancellare): eliminare il seguente file di lock:

~/Library/Application Support/Skype/<nome-utente>/config.lck

La tilde (~) indica la propria home directory. Il nome utente è – ovviamente – quello del vostro account Skype.