Como como como Chameleon

Posted on Thursday, August 4th, 2005 at 01:00, under Uncategorized.

Questa battuta l’avrò usata un milione di volte da un anno a questa parte… ormai è consumata come un paio di scarpe vecchie, ma introduce egregiamente il tema di cui sto per parlare.
Da un anno, cioè da quando ho iniziato la laurea specialistica, mi sono trasferito alla sede di Como del Politecnico di Milano.
I tre anni passati a Milano mi avevano profondamente deluso. Non so neanche io di preciso cosa mi aspettassi di trovare, ma di certo non è stato quello che ho trovato. Così, quando si è prospettata l’ipotesi di andare a Como, l’ho presa seriamente in considerazione, fino a decidermi al grande passo.
Ora che è trascorso un anno mi chiedo: ne è valsa la pena?

La risposta è meno scontata di quanto credessi. Probabilmente ero arrivato inconsciamente a pensare che questo trasferimento fosse una specie di evento miracoloso che avrebbe risolto tutti i miei problemi… ovviamente non è stato così: come sempre ci sono dei pro e dei contro.
La distanza è sicuramente un elemento sfavorevole che pesa parecchio: circa un’ora e mezza di viaggio (tra treno e metro) all’andata e altrettanto al ritorno sono una discreta rottura di palle, senza contare il tempo che fanno perdere e che potrebbe essere impiegato meglio. Ma il vero problema del pendolarismo è doversi conformare agli orari dei treni: dopo anni passati ad usare la metropolitana, il fatto di dover sempre tener d’occhio l’orologio per non perdere il treno è snervante. Uscire prima dalle lezioni, schizzare via come fulmini appena sono finite, arrivare in ritardo… tutte piccole cose cui faccio fatica ad abituarmi.

Il carico di lavoro è decisamente aumentato rispetto alla triennale (forse anche per l’assenza delle prove in itinere in favore di un unico appello finale) e la sessione di esami appena conclusa è stata decisamente pesante. Tuttavia dalle (poche) informazioni che ho sulla situazione a Milano, pare che siano messi anche peggio.

Sulla qualità dei corsi, devo ammettere che c’è stata una svolta positiva. Molti esami richiedono la realizzazione di un progetto, che influenza in modo consistente il voto finale: senza dubbio un progetto ben fatto aumenta il numero di ore da dedicare ai corsi, ma almeno si ha la sensazione di realizzare qualcosa, si può lavorare in team, si impara a produrre della documentazione chiara. Inoltre si stempera un po’ la tensione dell’esame e la paura di dimenticarsi qualcosa proprio sul più bello.
Alcuni esami invece richiedono una presentazione orale alla classe di un progetto o di un approfondimento, una modalità particolarmente stimolante perchè spinge a confrontarsi con un “pubblico” e aiuta ad abituarsi a parlare in modo chiaro, conciso, se vogliamo anche ad essere più convincenti quando si parla con gli altri. E’ anche un modo per mettersi alla prova, una sfida.
Non tutti i corsi ovviamente seguono queste modalità e non tutti i corsi sono ugualmente interessanti. Anche a Como ci sono i classici corsi-mattone, che col senno di poi si sarebbero evitati volentieri, ma tutto sommato la libertà nella compilazione del piano di studi (nessun corso è obbligatorio, bisogna solo rispettare alcuni limiti sui crediti) permette di evitarne la maggior parte.

Ci sarebbe molto altro da aggiungere, in special modo sui singoli corsi o i singoli professori, nel bene e nel male, ma per ora mi fermo qui.
Anche alla fine di tutto questo discorso, non sono sicuro di poter rispondere alla domanda “ne è valsa la pena?”.
Dal momento che non ho modo di conoscere la situazione della laurea specialistica a Milano (e in ogni caso la conoscerei solo in maniera indiretta) sto iniziando a pensare che forse non potrò rispondere mai.
Tuttavia non posso lamentarmi (più di tanto ;)) della situazione attuale: gli aspetti positivi bilanciano quelli negativi e forse ne avanza anche per far pendere il piatto della bilancia in favore dei primi.

Un’ultima nota.
Per quanto mi abbia deluso, al Poli di Milano ho passato tre anni della mia vita (e tra parentesi non ci sono stati solo aspetti negativi, ovviamente). E’ buffo come ogni tanto questo mi porti ad avere nostalgia dei luoghi: delle aule roventi in cui ho passato ore ed ore a seguire lezioni prima dell’estate, delle aule gelide e smisurate del Trifoglio, della mensa, del Mulab in cui ho gettato via un sacco di tempo per stare dietro ad un progetto impossibile, della scomodità anacronistica dell’aula Natta, dei portici, dei cortili…

Karma karma karma karma karma chameleon
You come and go
You come and go

10 Responses to “Como como como Chameleon”

  1. Manga Says:

    e puntuale arrivo io con la solita battuta:

    We-we we
    WELCOME into the amazing world of commuters!!!

    ^_^

  2. genturion Says:

    ma bella murena!
    …considerando che io dimorerò in un lussuoso appartamento in riva al lago, le considerazioni che rimangono sono esclusivamente positive ^^

    buone vacanze!

  3. 2mar Says:

    A milano siamo sicuramente messi peggio!!!!
    Fortunatamente, x mantenere una vita sociale accettabile e una salute mentale, ho deciso di passare a gestionale….se fossi stato più vicino a Como avrei optato sicuramente x info 2^ liv a como!

    Eheh…io e giorgio te lo dicevamo: la vita del pendolare è una vita di merda (e noi la facciamo da 9 anni, a settembre sarà il 10°)

    Il bello è quando tu corri, arrivi sudato al binario, stanco, strafiamato, sull’orlo dello svenimento e il treno ha almeno 5 minuti di ritardo…FAAC

    Credo che comunque, in qualsiasi posto si vada, ing informatica è un qlcs di semi-improponibile (a milano poi si ha l’evoluzione mescolando alla difficoltà di base del corso, la quasi completa incapacità dei docenti di farti interessare al corso o addirittura la voglia INTRINSECA di segarti all’esame).

    PS
    Io son contento di essere passato a gestionale x vari motivi tra cui:
    -dimensione umana dei corsi (e degli esami)
    -gente molto più sociale
    -specializzazzione meno “nicchizzante” (nel senso di un corso molto più generale, che apre vari sbocchi sul mondo del lavoro)
    -vulve!(anche se al momento nn ne ho la necessità)
    -opportunità di lavoro probabilmente maggiori
    -docenti di sesso femminile più carine

    (e poi dire faccio Ing Gestionale è più figo che dire faccio Ing Informatica)

  4. 2mar Says:

    Cazzolina che post lungo….mi scuso!

  5. Simbul Says:

    Gestionale è il Lato Oscuro dell’Ingegneria…
    BTW sono appena tornato dal mare e la prospettiva di farmi ancora un anno di poli (minimo) mi sta già deprimendo…

  6. Cymon Says:

    Pagherai le conseguenze di aver lasciato il Grande Tempio. Aspettati minimo un Cavaliere d’Oro sotto casa con l’intento di ucciderti…

  7. MARagorn Says:

    ma chi è Cymon?! Mi ha fatto sganasciare :D complimenti a lui… e bella ale ;)

  8. Simbul Says:

    Cymon è semplicemente un grande. Posto io il link al suo webcomic perchè lui non lo ha fatto per modestia (o più semplicemente si è dimenticato :D)
    http://www.multiplayer.it/followtherabbit/

  9. ciemmerre Says:

    Ecco è quando leggo questi post che mi manca il fatto di essermi data alla macchia, dopo solo pochi mesi di università. Perchè a parte le scomodità varie lette sopra, c’è sempre una base di Avventure miste a gogliardia che se uno non fa l’università inevitabilmente si perde. E io resto invece la Robin Hood dell’ignoranza. anzi. Robi ud dell’inigeniorianza.

  10. Simbul Says:

    Beh, se proprio devi scegliere un’università da rimpiangere, non ti consiglierei ingeNieria… :D