Tre concerti in quattro giorni: decisamente fuori scala rispetto alla mia media. Martedì i Take6, mercoledì Elio e le Storie Tese, venerdì i Pain of Salvation. Ci sarebbe molto da dire su tutti e tre i concerti ed in questo rant cercherò di parlare un po’ di ciascuno.
I Take6 si sono esibiti al Blue Note: premetto subito che lo spettacolo valeva il prezzo del biglietto, ma resta il fatto che quel locale è maledettamente caro…
Anyway, questi Take6 sono sostanzialmente un gruppo di 6 cantanti, il cui repertorio spazia tra gospel, soul, jazz e R&B. La maggior parte dei pezzi sono a cappella, cioè senza alcun accompagnamento strumentale; molto spesso però questa mancanza non si nota affatto, tanto l’amalgama delle voci (e che voci!) è ben costruita. Queste indubbie qualità musicali fanno il paio con un ottima capacità di reggere il palco e coinvolgere il pubblico, sia durante le canzoni che negli intermezzi.
Sia i testi che la performance, in generale, sono permeati da un forte spirito religioso, forse addirittura eccessivo e a volte quasi stridente; del resto il connubio tra questo genere di musica e la religione in Italia è quasi impensabile, senza contare che il pubblico del Blue Note era presente per ascoltare buona musica e non certo messaggi di quel tipo.
Il giorno successivo è stata la volta di Elio e le Storie Tese alla Festa dell’Unità. Gli Elii dal vivo sono sempre un grande spettacolo e stavolta non hanno fatto eccezione, anche se avrei preferito una setlist invertita… Come forse sapete, infatti, gli EelST registrano ad ogni concerto un CD Brulé che comprende la prima metà dello spettacolo, per poi venderlo alla fine del concerto. Ovviamente me ne sono accaparrato una copia; peccato solo che la prima metà del concerto sia stata decisamente sottotono - come scelta dei pezzi - rispetto alla seconda, che ha invece raccolto molti dei più grandi successi degli Elii, conditi da un Mangoni onnipresente e da un assolo di Meyer che mi ha lasciato impietrito per 10 minuti.
L’ascolto forzato alla fine del Vitello dai piedi di Balsa è stata nientemeno che l’esecuzione di Piattaforma, finita la quale si è tornati subito ai vitelli finendo con la reprise. Ad un certo punto della serata, poi, sono rimasti sul palco Faso, Tanica, Elio e Cesareo per regalare al pubblico una rara esecuzione di Alfieri: a quanto ne so uno dei pezzi più antichi del complessino.
Immancabile il finale con Tapparella ed il pubblico delirante ad urlare “Forza Panino!”.
Venerdì è toccato ai Pain of Salvation al Live Club di Trezzo, per la seconda parte del tour che li aveva già portati a Milano al Rolling Stones (ne ho parlato qui). Opener del concerto ancora una volta i tedeschi Dark Suns: forse anche grazie ad un’acustica migliore ho avuto modo di apprezzarli di più della volta scorsa e devo ammettere che non ci hanno fatto rimpiangere l’attesa per gli headliner PoS. In particolare ho avuto modo di notare come il batterista, non contento di essere anche il lead vocalist, abbia una voce eccezionale, in grado di passare dal growl al pulito con una facilità degna di un Akerfeldt.
Finita l’esibizione dei Dark Suns si ripete il rituale del cambio palco: un’attesa davvero interminabile, che riesce quasi a mettermi di malumore… ma appena i Pain of Salvation salgono sul palco ed attaccano le note di Used, tutto sparisce e mi ritrovo a pensare che per uno spettacolo del genere avrei potuto aspettare anche due ore…
I PoS non si risparmiano certo, forse anche spinti dal calore del pubblico che urla, batte le mani (disperatamente fuori tempo…) e canta a squarciagola tutti i pezzi. Da Entropia fino a BE, l’esibizione comprende canzoni da tutti gli album, per la maggior parte pezzi duri e tirati con qualche concessione a brani più melodici e soft, nello stile tipico dei Pain of Salvation.
Durante l’esecuzione di Dea Pecuniae sale sul palco anche Miss Mediocrity, per interpretare la quale pare sia stata cooptata la sorella della moglie del fratello di Daniel. Ho un sospetto su quali siano le “qualità” che hanno fatto ricadere la scelta su di lei… :D
Ad un certo punto del concerto viene recapitata sul palco da parte dei fan una mutanda con tanto di scritta “I am the unclean”, che provoca un breve siparietto comico di Daniel (per il resto del concerto la mutanda farà bella mostra di sé sopra i panoramici della batteria, e verso la fine farà il giro dei testoloni di tutti i musicisti :P).
Dopo il finale (come consuetudine con Martius/Nauticus II) i PoS tornano sul palco senza farsi neanche pregare troppo e attaccano il bis assieme ai Dark Suns, con una versione di Ashes cantata in tedesco e dedicata ad un non meglio precisato amico dei membri della band teutonica. Dal poco che ho potuto intuire - visto che il mio tedesco è a dir poco arrugginito - il testo riguardava la persona in questione, con intenti decisamente goliardici.
Terminata questa parentesi, Daniel attacca con Oblibvion Ocean e lascia che il pubblico canti praticamente tutta la prima strofa; chiusura alla grande con Nightmist e People Passing By, tirate per le lunghissime per la gioia del pubblico.
Al termine del concerto - dopo un’altra lunga attesa - i PoS si presentano fuori dal locale per incontrare i fan rimasti, dimostrandosi estremamente disponibili e cordiali con tutti. Testimonianza della serata rimane questa foto, che ritrae (da sx): Marco (che ha fatto le foto), Daniel Gildenlow (leader dei PoS) ed io (con un sorriso ebete da fanboy realizzato :P).
Per chiudere, confortato anche da questo secondo concerto, posso dichiararlo: i Pain of Salvation live sono semplicemente eccezionali.