Pochi giorni fa un post è emerso dal rumore bianco prodotto dai blog di tutto il mondo per finire proiettato in brevissimo tempo nell’empireo dei maggiori siti di notizie tecnologiche.
La notizia era semplice ed allarmante: a causa di un bug di Gmail, alcune mail possono essere lette anche da chi non ne è destinatario…
In pratica, il server di Gmail non si interessa dei punti all’interno degli indirizzi email. Questo significa che mia.mail@gmail.com non è altro che un alias per miamail@gmail.com.
Ma… aspetta un momento! Se io sono registrato con mia.mail@gmail.com e un altro utente con miamail@gmail.com, come fa il server a distinguere tra le due?
La domanda è ingenua (vedremo tra poco) ma apparentemente legittima, oltre che vagamente inquietante. Ecco allora che, quando un blogger asserisce di aver ricevuto una mail indirizzata ad un altro utente proprio a causa di questo bug, si scatena un putiferio. Gmail manda le mail agli indirizzi sbagliati!
La notizie viene ripresa su Ars Technica, su Newsvine [login richiesto], su Slashdot e su chissà quanti altri portali informativi. Si scatena una ridda di commenti catastrofisti.
Tutto finchè l’arcano non viene chiarito, poche ore dopo: non si tratta di un bug di Gmail, ma di un errore del blogger che ha postato la storia. Semplicemente la mail è arrivata a lui per un errore di battitura, niente affatto legato ai punti nell’indirizzo.
Infatti, se è vero che Gmail non si cura del punto quando invia le mail, è anche vero che non se ne cura quando - in fase di registrazione di un utente - controlla se il nome utente è disponibile o no. In pratica, se qualcuno ha già registrato mia.mail@gmail.com non è possibile per nessuno registrare miamail@gmail.com.
Tutto bene quel che finisce bene? Non proprio.
La smentita è arrivata con celerità e questo è senza dubbio un bene. E’ anche vero però che in poche ore il post ha avuto una risonanza enorme. E se al mondo ci sono 1000 persone che leggono una notizia, solo 100 leggono anche la smentita (e solo 10 considerano veramente falsa la prima notizia…).
Non mi stupirei di veder comparire ancora, nei giorni prossimi, la notizia nella sua versione orignale (e quindi falsa).
Di certo non un duro colpo, per Google, ma senza dubbio una storia che causerà dei fastidi (penso soprattutto a decine di mail allarmate che probabilmente piomberanno sul servizio clienti).
Ed un’istruttivo saggio sulle infinite vie della disinformazione.
UPDATE 24/1/06: Anche Punto Informatico dedica una paginetta al falso allarme su Gmail.