Finita la tesi, sono riuscito a mettermi a pari con alcuni anime che dovevo vedere: sommerso da una valanga di giapponese, quindi, non ho potuto fare a meno di scrivere un nuovo post sull’argomento :D
La maggior parte delle nuove parole vengono da NHK, un gran bell’anime di cui forse parlerò in futuro.
Partiamo dall’acronimo: il significato più comune (non l’unico…) dato nell’anime è Nihon Hikikomori Kyokai. Kyokai significa “corporazione”, “società”, mentre Nihon significa naturalmente “Giappone”. In effetti l’acronimo è la parodia di quello che indica la TV di stato giapponese: Nihon Hoso Kyokai ovvero Japan Broadcasting Corporation.
Hikikomori è un termine che merita maggiore attenzione: non solo è centrale per lo sviluppo dell’anime, ma è anche fondamentalmente intraducibile. Letteralmente significa “stare in disparte”, “isolarsi” e viene utilizzato per indicare quelle persone (solitamente adolescenti o giovani) che si isolano dal mondo e rifiutano ogni contatto sociale, chiudendosi di conseguenza in casa per mesi o anni.
Un altro termine da NHK è maguro. Non che venga ripetuto molto spesso, ma deve aver risvegliato nella mia mente il ricordo di qualche ristorante giapponese. Maguro significa “tonno”: ora potrete sfoggiare una nuova consapevolezza la prossima volta che ordinerete un maguro maki :D
Vediamo ora un paio di parole che molti sicuramente conoscono: le cito ora perché dopo NHK credo finalmente di riuscire a non confonderle più tra di loro. :P Shoujo significa “ragazza” e per estensione indica anche tutta la produzione manga/anime orientata al pubblico femminile. Bishoujo significa “bella ragazza” e si riferisce stavolta ai personaggi piuttosto che al pubblico: il target in questo caso è più che altro maschile. Per parcondicio citiamo anche Shounen (”ragazzo”) che è il corrispettivo maschile di shoujo. A questo punto, poi, non è difficile indovinare il significato di bishounen ;)
Chiudiamo la carrellata da NHK con kamisama, il termine utilizzato in giapponese per indicare “Dio” o generalmente “divinità”. Nella mia ignoranza, mi sembra estremamente nipponico il fatto che a dio ci si rivolga con la massima deferenza, usando il suffisso ~sama. In kanji, kami-sama è composto dal simbolo 神 (”spirito” o ancora “divinità”) e dal simbolo 様 (l’onorifico sama, appunto). La cosa interessante è che il primo dei due kanji lo ritroviamo anche in 死神 (shinigami), un termine che sarà molto familiare a chiunque abbia seguito qualche puntata di Bleach e che significa “dio della morte”. Torna tutto! Sono quasi commosso :D
Direttamente dal delirante FLCL arriva infine mayuge, ovvero “sopracciglia”. Non una parola di uso prettamente comune, ma nel contesto dell’anime assolutamente centrale. Tra parentesi: le suddette sopracciglia in FLCL sono state realizzate scannerizzando una nori (alga giapponese, tanto per tornare ai maki :D).
Il titolo di questo post non è difficile da decifrare, visto che è identico a quello di un post precedente sull’argomento. Unica aggiunta: ni, ovvero “due” ;)