Un filo

Posted on Thursday, June 7th, 2007 at 12:53, under mind soup. Tags: ,

Tra qualche giorno (il 9 giugno, se non sbaglio) finirà l’anno scolastico. In questo periodo dell’anno mi tornano sempre in testa alcuni nostalgici ricordi dei miei ultimi giorni di scuola, ormai persi nelle nebbie del passato. In particolare, mi trovo ad assaporare il ricordo del ritmo rallentato che accompagnava l’ultima settimana di scuola, persa nel limbo: troppo presto per essere già vacanza ma troppo tardi perché didatticamente succedesse qualcosa di serio. E ripenso anche ai primi giorni di “libertà”, a quella prospettiva di tre mesi che rendeva l’orizzonte del nuovo anno scolastico praticamente invisibile.

Ci ripenso, dicevo, ma sono pensieri che spuntano a intermittenza, di punto in bianco. Sono slegati dalla mia realtà: non sapevo neanche la data precisa dell’ultimo giorno, mentre 6 anni fa avrebbe occupato la mia mente per settimane.
Lo stesso vale per l’università: neanche un anno fa mi dibattevo tra i miei ultimi esami, mentre ora ho perso qualsiasi cognizione dello scorrere dell’anno accademico. La fine del semestre, le date degli esami, gli orari delle lezioni… ciò che per 5 anni ha occupato una gran fetta della mia vita è ormai totalmente perso, al punto che quando parlo con amici che vanno ancora all’università non so mai se sono in periodo esami, se sono alla fine del primo semestre o all’inizio del secondo eccetera.

Tutto questo è normale. Ma, forse ingenuamente, non ci avevo mai fatto caso fino ad ora. Viviamo la nostra vita in mezzo a persone che vivono la loro, precedendo o seguendo qualcun altro che ha camminato sul nostro stesso percorso, senza altra cognizione che non sia noi stessi.
Certo, magari sappiamo che Tizio sta all’università mentre Caio lavora da 10 anni. Ma della loro vita, in fondo, non sappiamo nulla. Spesso non abbiamo neanche idea del passato delle persone che ci sono più vicine, così come non sappiamo cosa intendano per il proprio futuro. Persino il presente, molto spesso, non può essere condiviso.

Ogni vita è come un filo in un tessuto ma, per quanto sia fitta la trama, i fili non possono far altro che toccarsi fugacemente tra loro per poi separarsi e proseguire da soli. Certo, toccheranno altri fili, o si incontreranno nuovamente con fili già conosciuti. Ma, invariabilmente, solo di sé stessi potranno avere realmente coscienza.

7 Responses to “Un filo”

  1. Sumiko Says:

    Molro malinconico e…si, romantico :)

  2. G@tsu Says:

    Bella ale, altro che informatica, mettiti a scrivere un libro ^_^

    Seriamente, mi è piaciuta la riflessione…

  3. Pol Says:

    già gran bella riflessione, il Morandi scrittore non sì è lasciato sopraffare da quello informatico!…la tragedia è che spesso è difficile anche avere realmente coscienza di sè stessi, di quello che ci sta accadendo e del fato che stiamo inevitabilmente “mutando”.

  4. Simbul Says:

    LOL, sono felice che vi sia piaciuto, ma le mie velleità scrittorie stanno bene dove stanno (ovvero addormentate da qualche parte :D). Se spuntano fuori ogni tanto, meglio, ma l’ingegneria ha cmq pesato non poco nel farle assopire ;)

    La coscienza di sé stessi è un altro gran bel problema. In effetti ero tentato di parlarne nel post, ma sarebbe venuto fuori confuso. Certo che, se non sappiamo conoscere neanche noi stessi, come possiamo pretendere di conoscere gli altri?

  5. La conoscenza delle persone deriva, comunque, dalla volontà di aprirsi.
    Detto in altri termini, non è il dettaglio di conoscenza che fa realmente la differenza, quanto la fiducia che si da in una particolare relazione e la certezza che, a distanza anche di anni, l’altro sia sempre lì e ci si possa incontrare e raccontarsi, una sera o da quel giorno in poi, tutto quel che è trascorso.

    Questa, è ricchezza. I fili si separano per poter conoscere più mondo di quanto potrebbero fare assieme. Se stessero insieme sarebbe bello, ma gli allontanamenti e riavvicinamenti naturali danno ricchezza alle releazioni e alle persone. Soprattutto, è naturale che sia così, fare fluire le cose è importante più di forzarle in uno stato innaturale.

    Per il resto, non so, ma non riesco a fare mia l’altra parte di questa riflessione. Probabilmente, perché son sempre vissuto fuori dal tempo, ove “ah, domani finisce la scuola?” era una battuta ricorrente del mio dizionario annuale.

  6. Simbul Says:

    In realtà la mia sensazione è che, anche raccontandosi, non si possa veramente permettere a qualcun’altro di conoscerci completamente. Non dico che questo sia innaturale: è naturale ed infatti è così che succede. Semplicemente è qualcosa che non avevo mai realizzato ;)

    Vivendo fuori dal tempo immagino che effettivamente la fine della scuola non incida molto. Io invece sono sempre stato molto legato ai periodi della vita, forse perché mi adagio velocemente nella routine e ogni variazione diventa un avvenimento.