Sulle abitudini

Posted on Saturday, June 23rd, 2007 at 16:19, under mind soup.

Mentre sono in metropolitana per andare a tornare dal lavoro di solito leggo, in modo da passare il tempo (tra parentesi, i libri di Pratchett hanno il formato perfetto per essere letti sui mezzi ;)).
Di settimana in settimana, ho sviluppato un discreto sesto senso per le varie fermate, in modo da non dovermi distrarre dal libro finché non sono arrivato a destinazione.

L’altro giorno ho incontrato nella stazione di partenza una persona che conoscevo, quindi ho chiacchierato per un po’ di fermate ed ho iniziato a leggere solo a metà del viaggio. Ovviamente, una volta arrivato a destinazione, il mio sesto senso di lettore non mi ha avvisato e solo per un pelo sono riuscito a scendere in tempo, agguantando libro e zaino e lanciandomi fuori dal vagone.  L’abitudine stava per fregarmi.

Ci sono altre occasioni in cui le abitudini possono avere un impatto negativo sulla vita. A volte sono piccole cose (quando ho cambiato posto a spazzolino e dentifricio sono andato avanti per tre mesi ad aprire l’armadietto in cui erano prima), altre volte sono ostacoli insormontabili (spesso rifuggiamo i cambiamenti, anche quando sono necessari, per non doverci privare del nostro guscio protettivo di abitudini), altre volte sono un qualcosa di invisibile e sottile, che sottrae alla nostra attenzione mille particolari del mondo che ci circonda (quante volte si percorre una strada ben nota praticamente senza accorgersi di farlo?).

Eppure, io penso che le abitudini siano necessarie. Non potremmo vivere senza: non ne avremmo il tempo e finiremmo per accumulare continuamente stress. Per fortuna però il nostro cervello è in grado di formare abitudini, di far sì che gesti continuamente ripetuti diventino man mano sempre più automatici, fin quasi al punto che siamo in grado di attuarli senza doverci pensare minimamente.

L’esecuzione musicale, tanto per fare un esempio, si basa pesantemente sull’abitudine ed i miglioramenti tecnici consistono fondamentalmente nell’esercitarsi su una certa abilità finché questa non diventa naturale, per poi passare all’abilità successiva. Ad esempio: senza l’abitudine, suonare la batteria richiederebbe un continuo sforzo cosciente per ricordarsi con che forza colpire le pelli, come si eseguono certe figure, dove stanno i vari pezzi del set, come si muovono le mani, le braccia, le gambe, i piedi, persino come si fa a stare seduti senza cadere e come si fa a respirare. La mente non è semplicemente in grado di gestire in modo cosciente tutti questi processi ed infatti si concentra solo sulle attività più complesse (o meno familiari), delegando tutto il resto alle abitudini.

Proprio perché l’abitudine agisce in maniera quasi inconscia, è difficile notarla, finché funziona. Finiamo per vederla solo quando siamo costretti a gettarci fuori dal treno in fretta e furia, dimenticando che è solo quello il meccanismo che ci ha permesso di leggere indisturbati fino a quel momento.

4 Responses to “Sulle abitudini”

  1. Archie Says:

    Anche io detesto incontrare gente in metropolitana… è scomodo, se c’è un posto non non ti ci poi sedere e ci si sente in dovere di fare conversazione nonostante il rumore assordante.

    E come se non bastasse, ti vedi costretto a rinunciare alla tua preziosa bolla di isolazionismo sociale che sololo un libro in metro ti può può regalare ^^

  2. Io però distinguerei “abitudine” da “automatismo”, nel senso che attribuisco in un caso una sfumatura leggermente negativa, nell’altro caso leggermente positiva.

    L’abitudine è un sentiero ben stabilito: è il percorso uguale ogni giorno. Non c’è un “vantaggio” nell’avere automatizzato questo processo, perché comunque la strada è quella e non è che l’abitudine ti permetta di fare molto altro.

    L’automatismo è invece quello che descrivi nel processo di apprendimento: si tratta di rendere ‘automatici’ alcuni comportamenti, reazioni e coordinazione (la coordinazione E’ un automatismo).

    Per questo, mi trovo dell’opinione che non si accumuli ’stress’ se non ci fossero le abitudini. Lo stress non dipende da quante decisioni si prendono, ma dal perché le si prendono, dallo spirito e dalla volontà che guida tali scelte. :)
    Per questo, cerco sempre di rompere le abitudini quando posso: desideroso di questo svincolarmi che reputo ‘creativo’ in una certa dimensione, sono decisioni che prendo ben volentieri e, se vogliamo, con una ingenua ed bambina gioia. :)

  3. Simbul Says:

    Anche io detesto incontrare gente in metropolitana… è scomodo, se c’è un posto non non ti ci poi sedere e ci si sente in dovere di fare conversazione nonostante il rumore assordante.

    Vero, ma io non ho detto che detesto incontrare gente in metropolitana :D

    Foll, io non vedo la differenza. Piuttosto, vedo diversi gradi che possono rendere l’abitudine positiva o negativa. Semplificando in maniera forse eccessiva, direi che l’abitudine è buona finché non diventa una gabbia, mentre è deleteria quando non lascia più libertà di scelta. Questo vale anche per il processo di apprendimento: automatismi immutabili significa continuare sempre a fare le cose come le abbiamo sempre fatte, mentre le scoperte più interessanti arrivano quasi sempre dalla rottura di questi automatismi.

  4. Dedian Says:

    Eccolo! Già che lavori! Io sono ancora in una gabbia in cui sei stato anche tu, che non è l’abitudine… :) o forse sì? :P

    Sono d’accordo con te, le abitudini in un certo senso ci salvano perché ci risparmiano un carico di attenzione non indifferente, ma ci fanno perdere il contatto con le cose… e, purtroppo, anche il contatto con la natura, se estendiamo il concetto di abitudine alle abitudini sociali… potremmo iniziare tutti a coltivare l’orto :)

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