In fuga dal Titanic
Posted on Thursday, October 11th, 2007 at 09:05, under mind soup. Tags: musica, p2pL’industria discografica attuale mostra segni di cedimento. E’ un processo in atto da anni, ma in questi giorni un paio di fatti interessanti lo hanno reso estremamente evidente.
Se da un lato la RIAA si rende ridicola pretendendo risarcimenti assurdi per lo scambio illegale di musica (220.000$ per 24 canzoni) dall’altro iniziano ad arrivare notizie dei primi artisti che abbandonano le grandi etichette musicali.
Negli ultimi giorni ha fatto un certo clamore la scelta dei Radiohead di consentire il download del loro prossimo album ad un prezzo deciso dagli utenti stessi. Ovviamente la mossa è stata possibile poiché i Radiohead hanno deciso di agire direttamente, liberandosi dall’influenza di etichette musicali.
Nella stessa direzione, qualche giorno dopo, è arrivata la dichiarazione di Trent Reznor (Nine Inch Nails), che ha deciso di non appoggiarsi più ad un’etichetta discografica. Stessa scelta operata da Oasis e Jamiroquai per il rilascio del loro prossimo album.
L’ultimo atto (fino ad ora) è la scelta di Madonna che, pur non spingendosi fino al punto di cercare un rapporto diretto con i fan su internet, ha deciso di appoggiarsi completamente a LiveNation (che non è un’etichetta discografica).
Qualcosa sta sicuramente cambiando. Per una volta potrebbe anche essere interessante stare alla finestra a vedere cosa succede ;)
La distribuzione tradizionale, comunque, li costringe ancora ad appoggiarsi alle major. Ad esempio, anche se molti non ne hanno parlato, il CD dei Radiohead uscirà nei negozi all’inizio di Dicembre sotto distribuzione EMI. E sono sicuro che Warner distribuirà nei negozi il nuovo CD di Madonna, in arrivo prima di fine anno.
Finché sono questi pesci grossi a “cambiare”, secondo me cambia poco (con buona pace della lingua italiana). I soldi li han già fatti e hanno già una fanbase bella consolidata. Se le cose dovessero andare bene, verrebbero considerati dei pionieri, mentre se le cose dovessero andar male, torneranno all’ovile (anche perché dall’ovile non sono davvero usciti del tutto).
Il vero cambiamento si verificherà quando artisti emergenti o debuttanti riusciranno ad avere un gran successo senza passare dal business tradizionale. Fino ad allora, dal mio punto di vista, il tutto fa molto “fumo negli occhi”. Poi, per carità, come sempre, mi posso anche sbagliare. :D
Non so. A me sembra più importante un segnale di cambiamento tipo questo. Dopotutto gli artisti emergenti possono benissimo non passare dal business tradizionale: il problema è che in questo modo scompaiono.
I grandi nomi invece, proprio grazie ai soldi ed alla fanbase che hanno, possono permettersi di rischiare e quindi di intraprendere azioni potenzialmente più incisive.
>Dopotutto gli artisti emergenti possono benissimo non passare dal business tradizionale: il problema è che in questo modo scompaiono.
Appunto. Infatti il cambiamento ci sarà quando un artista emergente avrà successo secondo questo nuovo modello di business. Finché si passerà dalle major anche solo per la semplice distribuzione dell’album, il modello di business risulterà cambiato più a livello concettuale che nella forma effettiva.
Perché potremmo già dire, a questo punto, che artisti come Mika e Lily Allen hanno sfruttato MySpace per arrivare al successo. Peccato che entrambi, per lanciarsi a livello mondiale, farsi conoscere con video promozionali e via dicendo, abbiano dovuto passare dalle major.
E’ come sempre una questione di voce. Chi urla più forte si fa sentire, chi ha solo una vocina si mescola agli altri. La distribuzione è ormai un dettaglio, il problema è farsi conoscere. E’ facile “staccarsi dalla major” quando hai milioni di fans che visitano tutti i giorni il tuo sito, più difficile è raccogliere quei milioni di fans semplicemente con qualche concerto e una pagina su MySpace…
Vero. E’ per questo che ritengo interessante ciò che sta succedendo.
Io penso che le major guadagnino soprattutto sui grandi nomi: quando questi grandi nomi si accorgono di avere le potenzialità (aka “il culo parato”) per fare un tentativo in proprio, possono dare una scossa al sistema (che già ballonzola).
La quantità di “piccoli” artisti che dovrebbero mobilitarsi per avviare un cambiamento dal basso mi pare invece talmente alto da rendere la possibilità piuttosto remota.
Ho trovato molto interessanti e stimolanti le vostre discussioni riguardo a come l’inevitabile fine delle etichette discografiche 1.0 influirà sui gruppi emergenti. Io credo che tutti questi artisti che stanno “fuggendo dal titanic” siano solo l’inizio e in pochi mesi assisteremo al crollo totale dell’industria discografica “old-style”.
Secondo noi il futuro sarà una casa discografica 2.0, unico strumento tramite il quale gli artisti emergenti potranno farsi sentire e si vedranno giudicare da una community intera di amanti di musica e non da 2 o 3 manager che di musica non capiscono nulla. unico strumento tramite il quale potranno tornare ad avere la possibilità di essere prodotti interamente e avere il supporto che necessitano.
Noi stiamo lavorando proprio a qualcosa del genere, spero che vogliate unirvi a noi…anche perchè c’è davvero bisogno del vostro aiuto e delle vostre proposte!!
Beh, un crollo totale in pochi mesi mi sembra sperare troppo. E’ più probabile che si assista ad un processo di cambiamento lento, anche se magari ora sarà un po’ meno lento ;)
Great comment.
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Bye