Nessun Neverwhere

Posted on Tuesday, January 20th, 2009 at 23:26, under mind soup. Tags: , , , , , ,

Neverwhere è un romanzo di Neil Gaiman. Ma è anche una serie televisiva inglese (sempre di Gaiman). Contrariamente a ciò che avviene di solito, la serie televisiva precede il libro: in effetti il romanzo è stato, per Gaiman, un modo per non abbandonare tutte le parti della sua sceneggiatura che erano state tagliate per esigenze televisive.

Il libro è molto divertente e ben scritto: Gaiman si conferma una garanzia.

La serie televisiva è, invece, una discreta schifezza. Anche tenendo conto che porta sul groppone più di 10 anni, la si può salvare solo per quell’affetto che si prova verso chi fa qualcosa con pochi mezzi e tanta buona volontà. E per l’accento deliziosamente british dei protagonisti, ovviamente :D

Mentre mi godevo il libro (e sopportavo la serie tv), mi sono più volte chiesto come si sarebbe potuto tradurre il titolo, “Neverwhere”. La versione italiana del libro si intitola “Nessun dove”: scelta perfettamente comprensibile – a me non è venuto in mente di meglio – ma fondamentalmente sbagliata.

I termini nessuno + dove costituiscono un neologismo che evoca l’immagine di un non-luogo, evocando soltanto una dimensione spaziale.
L’accoppiata never + where, invece, contiene sia un elemento spaziale (where) che uno temporale (never): molto più interessante!

La parte curiosa, però, arriva adesso. A pensarci bene, nessundove ha già una sua traduzione letterale in inglese, senza scomodare il neologismo di Gaiman: nowhere. Nessun + dove = no + where.
Ancora meglio: se proviamo a fare il percorso all’inverso partendo da nowhere, ci accorgiamo che non esiste una parola italiana che ne sia la traduzione. Possiamo dire “in nessun luogo”, “da nessuna parte”, ma non possiamo condensare il tutto in una singola parola. Se potessimo, sarebbe ovviamente nessundove.

Quindi, non solo in italiano non abbiamo un neverwhere. Non abbiamo nemmeno un nowhere!
O, quantomeno, io non l’ho trovato da nessuna parte ;)

7 Responses to “Nessun Neverwhere”

  1. Mag Says:

    ma la serie è bellissima *-*
    (a parte islington ;___; che brutta sorpresa è stata quando è comparso -.-)

    per quanto riguarda il titolo… ci avevo pensato anche io a suo tempo, ed ero arrivata alla conclusione che Nessundove era tutto sommato una traduzione accettabile, anche perchè mantiene un suono molto simile (ovviamente il tuo discorso è giusto ma d’altronde… non è che ci fossero molto altre possibilità)

  2. Simbul Says:

    Si, anche io non penso ci fossero altre possibilità (maidove? orribile :D).

    La serie è bellissima solo se la guardi con l’affetto di cui parlavo sopra. Al di là della realizzazione tecnica, pure la recitazione mi è sembrata scarsina. Per non parlare del combattimento con la Beast of London, che è di una tristezza inenarrabile :D

  3. Bru Says:

    stesso cruccio di chiunque si avvicina all’edizione italiana di neverwhere :)
    Io mi ero assestato su maipiùdove, o dovemai.

  4. Marty Says:

    Quando anche io mi ero fatta questa domanda avevo trovato anche un precedente, cioè Neverland. tradotta in italiano come “L’isola che non c’è”.

    Quindi ho ipotizzato che il suffisso Never- fosse il sistema della lingua inglese per indicare i non-luoghi.
    Oppure che la parola Neverland sia servita a Gaiman per creare per analogia Neverwhere.

    D’altra parte apprezzo la traduzione italiana, ha tentato di mantenere una certa assonanza con l’originale.

  5. Simbul Says:

    Curiosa coincidenza, questo tuo commento: giusto ieri stavo pensando a scrivere una continuazione di questo post che parlasse di Neverland.

    La traduzione italiana, come hai notato, sposta ancora una volta il significato del termine dal tempo allo spazio. Io credo sia ancora una volta dovuto alla difficoltà di tradurre “never” in un italiano che suoni bene (“isola di mai”? mah).
    Se ci pensi, la Neverland di Peter Pan è in effetti legata al tempo più che allo spazio: chi ci vive rimane bambino, come se il tempo non esistesse.

    Dovrò indagare la possibilità che Never- sia uno standard anglosassone per i non-luoghi, che non mi era venua in mente.

    PS: Marty = Morwen?

  6. Marty Says:

    sìsì, son sempre io :)

    In effetti ora che ci penso la traduzione “isola che non c’è” può indicare un concetto spaziotemporale unico. Se non c’è nel tempo non c’è nemmeno nello spazio e viceversa (in teoria).

    Però una cosa che ho notato a proposito della differenza delle lingue è che l’italiano quando non ha un termine confacente si muove per perifrasi, l’inglese crea parole composte.

    In realtà già sui non-luoghi ci sarebbe da scrivere parecchie tesi, una volta ho sentito che i non luoghi per l’antropologia sono degli spazi depersonalizzati (come il supermercato, il treno o l’aeroporto), ma di più non so.

  7. Simbul Says:

    Si, il non esserci può valere sia per il tempo che per lo spazio. Mi pare però che, tra i due, sia lo spazio quello che viene in mente di solito quando si dice che qualcosa “non c’è”. Tanto è vero che, quando lo si usa in senso temporale, si tende ad aggiungere qualche avverbio: “non c’è più”, “non c’è ancora”.

    Su perifrasi e parole composte, concordo. Tra l’altro mi viene in mente ora che il tedesco è forse ancor più incline alla costruzione di parole composte (Hottentottenstottertrottelmutterattentäter, per dire :D)

    Sul non-luogo in senso antropologico non so nulla più di te. Mi pare che questi non-luoghi letterari siano qualcosa di piuttosto diverso, comunque.