La scala M1
Posted on Monday, October 26th, 2009 at 10:08, under mind soup.Personalmente, per valutare la qualità di un libro, uso la scala emmeuno (simbolo: M1).
E’ una semplice scala lineare, la cui misura campione è conservata nel sottosuolo di Milano.
La misurazione tramite M1 è molto facile: basta leggere un libro in metropolitana e verificare a quante fermate dall’arrivo ci si accorge di dover scendere.
I libri migliori si attestano su 1 o 2 emmeuni. Un libro particolarmente avvincente potrebbe anche arrivare a -1 emmeuni (“pork! dovevo scendere!”).
In questo periodo sto leggendo Nation, il (pen)ultimo di Pratchett: nella mia scala emmeunica soggettiva è un Precotto, potenzialmente un Villa San Giovanni.
Ahahahah bellissima la scala M1 :D
“Alla ricerca delle coccole perdute”, appena finito, si è attestato personalmente a -1 emmeuno :D
approvo l’adozione di questo metodo di misura!
devo dire che anche a me è capitato di leggere dei libri a -1emmeuno
Non ricordo Pratchett a che livello si è piazzato nel mio caso..
Io dovrei però utilizzare la scala M3, che peraltro funziona in modo identico alla M1
(a dire il vero sono arrivato a -1 M1 anche con il giornale gratuito della metro, ma forse quello era dovuto piu al mio stato di narcolessia mattutina, piuttosto che alla lettura)
Nei miei primi anni di università mi facevo quotidianamente Sesto 1 maggio – Loreto… una volta leggendo mi son trovato a San Babila, purtroppo non ricordo che libro fosse :-)
Azz, addirittura -4 emmeuni! Proponiamo l’inserimento nel Guinnes dei Primati :D
@Daneel: mentre scrivevo il post volevo proprio aggiungere una nota sui freepress, che secondo me stanno quasi tutti oltre i 5 emmeuni :D
Però in effetti questa è una stima in condizioni ideali: non tiene in considerazione l’effetto-sonnolenza.
@Glor: Il libro di Giacobbe per me è stato un Turro. Gorla al massimo :P
(una cosa: se uno non ti conosce non capisce nell’ultima frase Precotto o Villa che valore sono in scala M1 :P)
Lo so. Da un lato è un inside-joke per milanesi, dall’altro un incuriositore (che è come un insaporitore, ma si usa nei blog invece che in cucina) :D
Frega che è incuriositore, è antingegneristico. Crei una scala e non ne definisci lo zero, brucerai nella geenna dove sarà pianto e misurazioni a spanne.
Comunque con me la scala M1 è scarsamente applicabile, ho abitato per anni al capolinea (poi non è che mi sono trasferito, si è spostato il capolinea)
Beh ma andavi da capolinea a capolinea? Per tornare a casa sarai pur andato da qualche parte, prima :D
E poi col capolinea c’è sempre il rischio di addormentarsi e poi risvegliarsi nel vagone buio, perso nelle viscere del deposito di Molino Dorino (uno dei miei incubi ricorrenti) :D
(E a pensarci bene ora capisco alcune cose del tuo libro ;))
Bhe, il viaggio d’andata, alle sette di mattina, aveva un po’ troppi altri elementi distraenti, tipo dormire aggrappato a un palo.
Comunque la verità è che non mi sono mai fidato di me stesso, quindi mi sono sempre autoimposto di alzare lo sguardo a ogni fermata, quindi sono sempre stato cosciente di dove mi trovassi. Non l’avessi fatto avrei finito l’università a Sesto San Giovanni.
Senza Molino Dorino il libro non sarebbe esistito.