Archive for the 'reviews' Category

Dennō Coil

Thursday, September 11th, 2008

Boku Satchii!! Megane! Unchi!
Queste espressioni vi resteranno indelebilmente impresse, se deciderete di guardare Dennō Coil.
E dovreste guardarlo, se non altro per aumentare il vostro bagaglio linguistico giapponese ;)

Dennō Coil è a prima vista un anime per bambini. Ma, come molte altre opere dedicate ai bambini, ha il pregio di poter essere apprezzato - per motivi diversi - anche da un pubblico adulto.

Lo sfondo su cui si svolge la storia è quella di un futuro piuttosto prossimo, nel quale tecniche di Augmented Reality permettono la creazione di un mondo virtuale completamente integrato e sovrapponibile a quello reale.

Questo sfondo, fantascientifico ma non troppo, è forse l’aspetto più affascinante di Dennō Coil: spesso, più che un anime, sembra un video concept che tenti di mostrare le possibili interazioni con la tecnologia che vedremo tra dieci o venti anni.

La trama è avvincente quanto basta. Peccato solo per una serie di filler a metà della serie (la vera piaga dell’animazione giapponese) e per alcuni piccoli buchi di sceneggiatura.

Per chiudere, il significato delle espressioni all’inizio del post:

  • Boku Satchii = frase usata da un antivirus a forma di Barbapapà per presentarsi (boku significa “io”/”me”, mentre Satchii è il nome del suddetto antivirus).
  • Megane = “occhiali”
  • Unchi = “cacca”, ovvero come la protagonista più piccola chiama più o meno qualsiasi oggetto animato, inanimato e virtuale :D

Manu Katché

Monday, April 21st, 2008

Settimana scorsa sono andato a sentire Manu Katché al Blue Note.

Katché è un batterista conosciuto, ma non particolarmente famoso. Ha pubblicato una manciata di album a suo nome - degli strumentali piuttosto raffinati - ma soprattutto ha suonato per una quantità impressionante di artisti: ha più di 200 album all’attivo, tra cui spiccano nomi come Sting, Noa, Joe Satriani, Peter Gabriel…

Il concerto è stato piacevole - belli i pezzi, ottimi i musicisti - ma la mia attenzione è stata inevitabilmente rapita dalla performance batteristica. L’aspetto più impressionante del modo di suonare di Manu Katché è la sensazione di naturalezza estrema che riesce a trasmettere: mentre gambe e braccia turbinano nei passaggi più complicati lui è sempre lì, al centro, perfettamente padrone della situazione. A volte sembra quasi che sia fermo.

Elio e le Storie Tese @ Rolling Stone

Friday, April 18th, 2008

La serata del concerto sembra aprirsi sotto i migliori auspici: con una botta di fortuna incredibile riesco a trovare subito parcheggio vicino al Rolling Stone, un’operazione che normalmente comporta ore ed ore spese a girare in tondo.

Davanti alla biglietteria la fortuna sembra svanire: freddo e pioggia rendono la coda poco piacevole e la distribuzione degli accrediti procede con una lentezza esasperante. La genialità del progetto architettonico del Rolling Stone fa si che sotto la tettoia della biglietteria ci si bagni di più che a stare fuori alla pioggia.

Quando il concerto inizia, però, persino il ricordo della tettoia (s)piovente svanisce. I sei membri del complessino salgono sul palco, accompagnati da Paola Folli, e travolgono il pubblico con le note di Plafone.

Da questo momento in poi è un classico concerto degli EelST - con il bonus della voce di Paola Folli e di una piccola sezione fiati (Daniele Comoglio al sax e Andrea Toffanelli alla tromba, se ben ricordo).
Essendo il tour promozionale di Studentessi, molti dei pezzi in scaletta vengono proprio da questo album, ma c’è spazio anche per vari classiconi: Supergiovane con un Mangoni scatenato, Tapparella (curiosamente non come ultimo pezzo), El Pube, un medley di vari brani disco/dance tra cui Discomusic, Pippero, La Chanson, Born to be Abramo…

Gli Elio e le Storie Tese sono il gruppo che mi è capitato più spesso di vedere live ed ogni volta è una grande soddisfazione. Questo concerto poi aveva dei volumi praticamente perfetti: sono riuscito a tornare a casa senza aver perso l’udito - come succede invece normalmente durante i live.

Nota a margine: tra gli spettatori del concerto di Milano c’era anche Marcello Macchia - alias Maccio Capatonda - che si è preso anche una discreta dose di applausi nel finale, quando è stato riconosciuto dal pubblico :D

La scomparsa dei fatti

Saturday, March 1st, 2008

Image of La scomparsa dei fattiHo letto La scomparsa dei fatti di Marco Travaglio, visto che mi è stato regalato.

Sottolineo il fatto che mi sia stato regalato perché - fosse dipeso da me - probabilmente non l’avrei mai neanche aperto. Così come La Casta di Rizzo e Stella, questo di Travaglio rientra nel novero dei libri la cui lettura risulta maledettamente dolorosa: ogni volta arrivo alla fine sopraffatto da un senso assoluto di disperazione, intesa nell’accezione etimologica di “perdita di ogni speranza”.

Nonostante tutto, una volta iniziato il libro, l’ho divorato in due giorni. Non solo è ben scritto, ma ciò che racconta riesce ad essere talmente assurdo e agghiacciante da generare una sorta di spinta morbosa ad andare sempre avanti, una specie di suspense che sprona a proseguire per vedere quale sarà la prossima nefandezza nella lista.

E’ un libro che consiglierei? Non lo so. Da un lato non posso liberarmi dalla sensazione che sia importante conoscere i fatti di cui parla, ma dall’altro sono sempre più convinto che queste denunce non servano a nulla, nelle acque paludose della politica e dell’informazione italiane.
Se avete bisogno di un libro che vi spinga all’espatrio, però, è perfetto :D

Studentessi

Thursday, February 28th, 2008

Elio e le Storie Tese - StudentessiSi è fatto attendere per più di 4 anni, l’ultimo album degli Elio e le Storie Tese. Ora che Studentessi è nelle mie mani - ed ho avuto modo di ascoltarlo un paio di volte - non so bene da dove cominciare per parlarne.

Diciamo allora che mi pare sia un gran bell’album - ormai fortunatamente lontano dal poco ispirato Craccracriccrecr - a partire dal meraviglioso Plafone, brano di apertura dal sapore smaccatamente prog, che già adoro alla follia.

In realtà il confronto con Craccracriccrecr non è equo, perché non tiene conto della mia evoluzione come ascoltatore. Certo, questo potrebbe valere per tutti i confronti tra album separati da quasi 10 anni di storia, ma con gli Elii la cosa è stata infinitamente più marcata.
Anni fa, al tempo dei primi album, la mia visione era concentrata solo sui testi, sui nonsense, sulle battute. Pian piano però si è allargata, fino a giungere alla consapevolezza di quanto gli EelST abbiamo saputo creare a livello strumentale: capacità di esecuzione e composizione, conoscenza e ricerca musicale ne fanno un gruppo che qualsiasi musicista che si professi tale non può mancare di ammirare.

Studentessi è in effetti un album di ricerca musicale - come già i due precedenti. Si spazia nei vari generi musicali, mantenendo a comune denominatore la vena di nonsense tipica degli Elii e la suddetta perizia nell’esecuzione e negli arrangiamenti. Che suonino prog, samba o metal, sembra che gli EelST non abbiano fatto altro per tutta la vita.

Ora, non vorrei che questo mio elogio finisse per suonare come eccessivo. Ovviamente - è lo scotto da pagare per la sperimentazione - il disco ha anche dei brani poco riusciti, magari interessanti come concetto ma non particolarmente graditi all’orecchio (al mio, ovviamente). Primo della lista la terribile Risposta dell’Architetto, una parodia dell’hip-hop nostrano affidata alla voce di Mangoni; sarà che mal sopporto il genere, ma trovo che sia molto più piacevole come testo da leggere che non come brano da ascoltare :D
Altri pezzi che non mi hanno colpito più di tanto: La lega dell’amore, Supermassiccio, Effetto memoria (già sigla di Boris).

Per quanto riguarda invece la lista dei brani migliori dell’album, oltre al già citato Plafone, segnalo in ordine sparso i cinque movimenti di Suicidio a sorpresa, Heavy samba e il singolo Parco Sempione - che ha anche un bellissimo video realizzato dalla Shortcut (Maccio Capatonda, per capirci :D).

La conclusione mi pare abbastanza scontata, vista anche la lunghezza del post: a mio parere Studentessi è un album che vale la pena di avere. Anche solo per ascoltare Plafone :D

Portal

Saturday, December 22nd, 2007

Portal è un gioco assolutamente geniale. Volendo inventare il nome di un genere, potremmo classificarlo come FPP (First Person Puzzle): un gioco in prima persona che azzera quasi completamente la componente di combattimento e porta ai massimi livelli l’aspetto che riguarda la risoluzione di enigmi (molto più divertenti del classico trova-la-porta, prendi-la-chiave, apri-la-porta, tipico dell’FPS medio).

I vari puzzle sono legati tra loro da una trama molto ben congegnata, che non fa sentire affatto la mancanza di un cast di personaggi più nutrito (a tutti gli effetti i protagonisti sono due, al massimo tre, compreso il giocatore). Unica pecca, l’estrema brevità del gioco ed il finale che di conclusivo ha ben poco (però i “titoli di coda” sono me-ra-vi-glio-si :D).

Altro aspetto interessante - già introdotto, se non erro, in Half Life 2: Episode One - è la presenza del commento degli sviluppatori: oggetti interattivi sparsi per i livelli permettono di ascoltare vari clip audio in cui gli autori spiegano aspetti dello sviluppo del gioco e rivelano interessanti particolari. Molto succosi in termini di informazioni sono i commenti che riguardano l’interazione con il gioco da parte dei tester: data la meccanica innovativa di Portal, è molto interessante scoprire quali sono i nuovi problemi che gli sviluppatori si sono trovati a dover risolvere a livello di interfaccia utente.

That was a triumph
I’m making a note here: HUGE SUCCESS

Hot Fuzz

Sunday, December 16th, 2007

Hot Fuzz è una divertentissima parodia dei film polizieschi e di azione che consiglio a tutti di vedere. A differenza della maggior parte delle parodie ha anche una trama: assurda come il resto del film ma sviluppata e coerente. Alcune scene, poi, sono assolutamente geniali :D

CIGNO! 

La grammatica di Dio

Saturday, December 1st, 2007

Una decina di giorni fa ho preso una decisione: La grammatica di Dio sarebbe stato l’ultimo libro di Stefano Benni che avrei comprato a scatola chiusa.

Da quando - ormai ben più di 10 anni fa - rimasi fulminato dalla Compagnia dei Celestini, ho divorato tutta la bibliografia di Benni su cui sia riuscito a mettere le mani (ovvero tutto a parte le liste della spesa, direi :P). Da qualche anno, però, l’idillio ha iniziato ad incrinarsi.

Non saprei dire che dei due abbia la colpa e probabilmente chiederselo non ha neanche senso: in tutti questi anni è cambiata la sua scrittura ma sono cambiate anche le mie letture. Lo stile di Benni pare molto incupito negli ultimi tempi: più acido e disperato, meno immaginifico e comico.
Margherita Dolcevita, penultima opera pubblicata, mi ha lasciato piuttosto indifferente, ed era solo l’ultimo di una serie di libri che non avevo certo amato alla follia

Eccoci quindi tornati alla Grammatica di Dio. Un libro di racconti brevi, di “storie di solitudine e allegria”, come recita il sottotitolo.
Solitudine ce n’è tanta, allegria poca, ma tutto sommato direi che il Lupo non ha ancora mollato il colpo. Forse più cupo e cinico, ma sempre perfettamente a segno su qualche nervo scoperto dell’umana condizione. Forse meno ricco di trovate immaginare e assurde, ma con il classico nero umorismo che serpeggia tra le pagine.

Evitando di elevare troppo le mie aspettative sono riuscito a trovarlo godibile. Direi che non sarà il mio ultimo acquisto per quanto riguarda Benni ;)

Ratatouille

Thursday, October 25th, 2007

Ratatouille è proprio bello. Me l’avevano caldamente consigliato e non sono rimasto deluso.

Dal punto di vista narrativo è un film semplice ma ben congegnato, la cui migliore caratteristica è di non perdere mai il ritmo. Persino la parte iniziale - inevitabilmente introduttiva - è concisa ed essenziale, pur presentando tutto ciò che deve.

Dal punto di vista tecnico, c’è ovviamente di che rimanere a bocca aperta: la Pixar non si smentisce mai. Sono rimasto particolarmente colpito dalla realizzazione superlativa dell’acqua in movimento (di solito molto difficile da rendere verosimile), dalla complessità di alcune scene (una su tutte, il primo impatto di Remy con la cucina) e dall’espressività dei personaggi. Il topolino protagonista ha una mimica e un’espressività facciale (musale? :D) da fare invidia a molti attori blasonati ;)

Piccole chicche a margine:

  • L’intero film è realizzato tramite animazione, senza ricorso al motion capture
  • Manca una vera e propria easter egg alla fine, ma i titoli di coda sono molto belli
  • Ho apprezzato particolarmente la scelta di non sfruttare mai, per tutta la durata del film, la vetusta contrapposizione gatto-topo: all’alba del 2007 odorerebbe di muffa ad un chilometro di distanza ;)

Paprika

Monday, June 25th, 2007

Paprika: animazione visionaria giapponese. Trama giustamente aggrovigliata (qual è il sogno? quale la realtà?), colonna sonora folle, trovate immaginifiche in ogni frame. Curioso come soltanto una sala a Milano l’abbia preso in considerazione, per giunta solo in orario pomeridiano.

Per maggiori dettagli, comunque, chiedete a Glor ;)