Google, ma come parli?
July 30th, 2008Un curioso suggerimento da parte di Google:

Se questa è la qualità della traduzione, non sono sicuro di volerli visualizzare… :D
Un curioso suggerimento da parte di Google:

Se questa è la qualità della traduzione, non sono sicuro di volerli visualizzare… :D

La tecnologia GPS si è diffusa con la bruciante velocità tipica di tutte le evoluzioni tecnologiche che hanno avuto successo negli ultimi anni. Il GPS per usi civili non esisteva neanche, prima del 1996, mentre oggi lo troviamo persino nei telefoni cellulari come l’iPhone.
Allo stesso modo i navigatori satellitari per automobile stanno diventando piuttosto comuni, man mano che il prezzo e le dimensioni dei dispositivi si riducono. Non mi stupirebbe, tra qualche anno, constatare che hanno raggiunto una diffusione pari a quella delle autoradio.
Che impatto può avere tutto questo sul modo in cui le strade sono segnalate? Avrà ancora senso piazzare dei cartelli su strade e autostrade? Oppure i cartelloni blu e verdi a cui siamo abituati inizieranno silenziosamente a sparire, come è successo alle cabine telefoniche con l’avvento dei cellulari?
Ancora: tutte le modalità di trasporto potranno sfruttare la navigazione GPS, oppure ne esistono alcune che intrinsecamente non ne hanno bisogno? Ha senso un navigatore GPS per chi va a piedi o in bicicletta? Potrebbe diventare una necessità, se davvero la segnaletica comincerà a rarefarsi?
Per tutti questi quesiti non ho risposte: solo curiosità. A volte anche le domande possono essere interessanti ;)
Photo by Phil Romans.
Un articolo su Current Configuration affronta l’annoso tema del verso in cui appendere il proprio rotolo di carta igienica.
Put simply, there is a right way to hang the toilet paper, and a wrong way. Read on to determine the status of your own roll.
Da questi parti se ne era parlato già quasi due anni fa. Qui si fa il futuro, signori :D
Oggi, facendo un salto sul sito del Milano Jazzin Festival, scopro un simpatico messaggio:
Avviso di interruzione momentanea
Il dominio ha superato il traffico web e ftp mensile incluso
E siamo solo a metà luglio. La professionalità del Comune di Milano quando si parla di web e tecnologia non cessa di stupire.
Arena di Milano. Rachelle Ferrell.
Un concerto assolutamente incredibile, nient’altro da aggiungere.
Solo ora trovo un po’ di tempo per parlare di Frontiers of Interaction IV, cui ho partecipato settimana scorsa a Torino.
Per liquidare in fretta tutte le considerazioni di contorno, diciamo che è stato piacevole rivedere alcune facce note, che il pranzo al tramezzino non era niente male, che la sala per l’evento era bella ma progettata per i puffi - e ho collezionato una pletora di ginocchiate sullo schienale della sedia di fronte. Il nuovo MacBook si è comportato bene, ma ha già affermato chiaramente che lui si scalda quanto cavolo gli pare, indipendentemente dalle mie rimostranze.
Sulla conferenza vera e propria, voglio solo riportare alcuni particolari che mi hanno colpito. Se volete riviverla in modo più completo c’è il solito colossale set su flickr e un meraviglioso archivio video.
Seamful ~ Termine che ho trovato meravigliosamente rivoluzionario. Si parla tanto di integrazione seamless delle tecnologie, ma molto spesso questo significa che non si riesce a capire dove sta la tecnologia e come la si usa.
Pensate all’illuminazione nei bagni pubblici controllata da un sensore di movimento: un’applicazione seamless che ci costringe a gesticolare come pazzi nel buio, sperando che il sensore se ne accorga.
Seamful significa invece integrare la tecnologia in modo armonico ma con meccanismi di interazione presentati chiaramente.
OpenSpime ~ Già conoscevo, ma Frontiers è stata l’occasione per rinfrescarmi le idee e solleticare il mio istinto geek. Non mi dispiacerebbe trovare il tempo per qualche esperimento con la libreria Python di OpenSpime.
Spazzino ~ Qui l’indicatore di geekdom è andato proprio fuori scala. Spazzino è uno Spime montato su un Lego Mindstorm hackato con componenti non standard. Kudos ad Alberto Sarullo.
Inglese ~ Questa edizione di Frontiers è stata fortemente anglofona (quasi tutti gli interventi). Fortunatamente l’audio nella sala era molto pulito e gli speaker sono stati molto chiari: la lingua non è una barriera insormontabile, con i giusti accorgimenti.
A margine, alcuni speaker hanno anche regalato momenti di gioia linguistica, con un accento deliziosamente british :D
Bruce Sterling ~ Lo conoscevo solo per nome. Un personaggio curioso, su cui ancora non mi sono fatto un’idea precisa. Mi ha molto colpito il suo intervento, a livello comunicativo: lungo, senza slides, a volte complesso, ma in generale avvincente come un buon libro. Evidentemente la formazione da romanziere non si esprime solo sulla carta.
Gironzolavo per caso nei pressi del sito-vocabolario De Mauro Paravia, quando mi sono imbattuto in un’affascinante pagina che raccoglie i 200 lemmi più consultati.
In prima posizione, con mia sorpresa, troviamo “gatto”. Mi incuriosirebbe sapere cosa ha spinto così tante persone a cercarlo (”vieni qui, micio micio micioooo”).
Al secondo posto, l’immancabile meta-ricerca di “vocabolario” (più giù c’è anche “dizionario”).
Tra la quarta e l’ottava posizione abbiamo la conferma dell’esperienza empirica che tutti abbiamo fatto a scuola: sui dizionari si cercano le parolacce.
Secondo il De Mauro, peraltro, la forma più corretta è “fica” e non “figa”. Non si finisce mai di imparare :D
Non mancano ovviamente termini meno consueti come “idiosincrasia”, “pleonastico” o “cogènte”. Colpisce tuttavia la presenza di parole anche molto comuni, segno che non sempre un dizionario si usa per cercare un termine che non si conosce.
Curiosa coincidenza: il duecentesimo (e ultimo) lemma della lista è “disamina”. Perché mi pare curioso? Perché a quanto ho constatato in questi anni il 90% della popolazione italiana è convinto che si dica “disaNiMa” :D
In questi miei primi giorni da utente Mac sto scoprendo un sacco di particolari del mondo Apple che mi erano sconosciuti. E’ un processo di scoperta estremamente interessante e gratificante: non mi succedeva da anni di dover esplorare un nuovo sistema da zero ed ogni piccola scoperta mi sembra un evento.
Mi perdonino quindi gli utenti Apple di lunga data, se dico ovvietà ;)
Parlando con un collega di tastiere Apple - e della mia difficoltà ad abituarmi alle nuove shortcuts - siamo arrivati a chiederci come mai lo stiloso tastino con la mela fosse stato sostituito da un ben più prosaico “command”: una scelta di termini e simboli più adatta all’approccio ingegneristico di Microsoft che non alla verve artistica di Apple.

Per capire come mai, Wikipedia mi ha riportato indietro fino al 1983. Nell’agosto di quell’anno, uno Steve Jobs visibilmente contrariato irrompe in uno degli uffici di Apple:
“There are too many Apples on the screen! It’s ridiculous! We’re taking the Apple logo in vain! We’ve got to stop doing that!”
Che era successo?
Il simbolo usato per le shortcut deve ovviamente essere mostrato sullo schermo in ogni posizione in cui si trova una delle shortcuts (guardate quante volte compare “Ctrl” nei menu di Windows) e Jobs pensava che usare il simbolo della Apple in maniera così massiccia fosse un danno di immagine per il logo.
Sarà che sono già stato preso dentro il reality distortion field, ma la cosa mi sembra abbastanza sensata :D
Immagine di Stefan Hartmann, CC Attribution-NonCommercial-ShareAlike.
Metti caso che da qualche mese io voglia comprarmi un computer portatile.
Metti caso che esista un incentivo del governo: 200€ di sconto per i titolari di contratto a tempo determinato (Co. Co. Co./Co. Co. Pro.) che acquistano un portatile.
Metti caso che io abbia proprio quel tipo di contratto.
Spinto dalla situazione favorevole, decido di andare da Saturn per acquistare un fiammante MacBook.
Reparto Informatica, mi avvicino ad un commesso per chiedere lumi.
“Salve, vorrei comprare un MacBook con l’incentivo del governo”
“Certo” - scribacchia il codice prodotto su un foglio - “Porti questo alla cassa”
“Alla cassa? Ma prima ci saranno da compilare dei moduli… siamo sicuri?”
“Si si, alla cassa”
È sabato ed il negozio è affollato: faccio la coda alla cassa. Arrivo dalla cassiera.
“Salve, mi hanno mandato qui. Devo pagare un MacBook preso con l’incentivo del governo”
“Ah, ma non è da fare qui. Deve andare al bancone delle informazioni”
“…”
Vado al bancone delle informazioni. Faccio una nuova coda. Finalmente riesco ad attirare l’attenzione di una commessa.
“Salve. Mi hanno mandato qui dalle casse, per l’incentivo del governo sui portatili. Che devo fare?”
“Ha portato tutti i documenti? Bene, allora vediamo un attimo…” - guarda il foglio compilato dal reparto informatica - “Ah, mi sa che il sito è bloccato. E poi qui manca il codice prodotto del software. Vada al reparto informatica a farselo dare”
Torno al reparto informatica. Riesco a fare un po’ di coda anche qui (sono un professionista ormai).
“Salve! Sono di nuovo io. Mi hanno detto che manca un codice e che il sito è bloccato”
“Ah si? Mi sembra sia tutto a posto… comunque verifichiamo il sito”
Il commesso smanetta un po’ sul pc, fa un paio di telefonate, io aspetto.
“In effetti non mi fa accedere al sito del ministero. Torniamo al centro informazioni”
“Evvai!” penso io, che ormai riconosco un cattivo presagio quando lo vedo.
Al centro informazioni smanettano un altro po’, inutilmente.
“Niente da fare, è tutto bloccato. Le teniamo da parte il portatile, lei chiami in settimana che probabilmente il sito sarà tornato a posto”
Telefono per avere notizie. Mi dicono che è tutto funziona e di passare pure quando voglio.
Il giorno successivo, tornato dall’ufficio, faccio una corsa per arrivare prima della chiusura. Stavolta vado dritto al centro informazioni.
“Salve, mi state tenendo da parte un MacBook. Ieri ho telefonato e mi hanno detto che è tutto a posto”
“Ah, strano. Adesso controlliamo…” - click, click, click - “… no, è ancora bloccato da settimana scorsa”
“E quindi sono venuto per niente?”
“Eh, mi spiace, ma il sito del ministero non funziona, non dipende da noi”
“Beh, certo. Magari se aveste evitato di dirmi al telefono che era tutto a posto…”
Morale: sono tornato di nuovo a casa a mani vuote. E per aggiungere al danno la beffa, ho anche dovuto pagare il parcheggio, perché non avevo fatto acquisti.
Arrivato a casa decido di cambiare approccio. Telefono in Mondadori.
“Salve. Conoscete l’incentivo del governo? Si, bene. Avete dei MacBook? Ottimo. Potete controllare se funziona il sito? Sicuri? Proprio sicuri?”
Un’ora dopo vado in Mondadori, prendo il mio MacBook, compilo una vagonata di scartoffie e l’acquisto è fatto. Curiosamente il sito del ministero non dà alcun problema.
Questa odissea per comprare il portatile mi ha insegnato alcune cose:
Inutile dire che a Saturn difficilmente mi vedranno ancora ;)
Ieri sera ho suonato con il gruppo al Black Crow. E’ stato un bel concerto, e colgo l’occasione per ringraziare tutti gli amici che sono venuti a vederci.
La parte più gratificante della serata, però, è inaspettatamente giunta quando dei ragazzi che non conoscevo (tra cui un collega batterista) sono venuti a farmi i complimenti per il concerto. Piccole cose che fanno molto piacere ;)
Grazie a tutti.