Archive for the 'batteria' Tag

Grazie per la splendida serata

Saturday, June 14th, 2008

Ieri sera ho suonato con il gruppo al Black Crow. E’ stato un bel concerto, e colgo l’occasione per ringraziare tutti gli amici che sono venuti a vederci.

La parte più gratificante della serata, però, è inaspettatamente giunta quando dei ragazzi che non conoscevo (tra cui un collega batterista) sono venuti a farmi i complimenti per il concerto. Piccole cose che fanno molto piacere ;)

Grazie  a tutti.

Manu Katché

Monday, April 21st, 2008

Settimana scorsa sono andato a sentire Manu Katché al Blue Note.

Katché è un batterista conosciuto, ma non particolarmente famoso. Ha pubblicato una manciata di album a suo nome - degli strumentali piuttosto raffinati - ma soprattutto ha suonato per una quantità impressionante di artisti: ha più di 200 album all’attivo, tra cui spiccano nomi come Sting, Noa, Joe Satriani, Peter Gabriel…

Il concerto è stato piacevole - belli i pezzi, ottimi i musicisti - ma la mia attenzione è stata inevitabilmente rapita dalla performance batteristica. L’aspetto più impressionante del modo di suonare di Manu Katché è la sensazione di naturalezza estrema che riesce a trasmettere: mentre gambe e braccia turbinano nei passaggi più complicati lui è sempre lì, al centro, perfettamente padrone della situazione. A volte sembra quasi che sia fermo.

Il percorso di minima resistenza

Sunday, July 22nd, 2007

Inizialmente, quello che pensavo di scrivere era un post sull’apprendimento e sul percorso di minima resistenza. Riflettendo sullo studio della batteria, mi era venuto in mente come - normalmente - quando decidiamo di intraprendere qualche azione cerchiamo di imboccare il percorso di minima resistenza.
Suonando, ad esempio, utilizziamo quasi sempre le tecniche, i tempi ed i ritmi che conosciamo bene, minimizzando in questo modo lo sforzo richiesto dall’azione. D’altra parte però - ho pensato - i miglioramenti più consistenti vengono quando ci si mette alla prova su qualcosa di mai tentato prima, andando in questo modo consapevolmente incontro ad una resistenza. In questa ottica, quindi, il cammino di minima resistenza porta fondamentalmente all’immobilismo e andrebbe di conseguenza evitato quando possibile.

Mentre cercavo su internet una definizione formale del concetto di minima resistenza, mi sono imbattuto in vari scritti che - parlando tra l’altro di Tao e filosofia orientale - mi hanno fatto sorgere qualche dubbio. Forse il percorso di minima resistenza non è ciò che pensavo io.

Se versiamo dell’acqua su un piano inclinato, questa scorrerà via seguendo la strada che offre minore resistenza. Se costruiamo un circuito elettrico, la corrente seguirà il principio della minima resistenza. Se apriamo due finestre dai lati opposti di una stanza il vento entrerà a far volare via tutto, perché quella è la via che offre la resistenza minore.

E un essere umano che seguisse il principio di minima resistenza, cosa farebbe? E’ probabile che il nostro intuito ci suggerisca come unica soluzione l’immobilismo: visto che molte delle cose che facciamo ci sembrano faticose, viene da pensare che si incontri la minore resistenza non facendo nulla.
Eppure, l’acqua su un piano inclinato sta forse immobile in una pozza? La corrente smette di fluire? Il vento smette di soffiare?
Tutto il contrario: il loro moto naturale prosegue proprio perché seguono il percorso con la minima resistenza.

L’immobilismo (o l’ozio, se preferite) è una soluzione facile solo in apparenza: stare fermi in mezzo ad una folla in movimento è tanto difficile quanto lo è il cercare di correre più veloce della folla o andare in direzione opposta. Il percorso di minima resistenza in questo caso significa fluire con gli eventi, con il mondo, con quello che ci circonda.

Ora mi accorgo di essere andato troppo sull’astratto. Torniamo al punto di partenza: perché lo studio di nuovi esercizi sulla batteria - studio che senza dubbio non è facile - rappresenta in realtà un cammino a bassa resistenza? La risposta era estremamente semplice, tanto che non l’avevo neanche vista, inizialmente: gli esercizi, per quanto ripetitivi e a volte frustranti, erano comunque fonte di soddisfazione. Insomma, la realtà è che li facevo per piacere, altrimenti li avrei direttamente evitati.

A volte basta un piccolo cambio di prospettiva per scoprire cose inaspettate.