Rachelle Ferrell
Friday, July 11th, 2008Arena di Milano. Rachelle Ferrell.
Un concerto assolutamente incredibile, nient’altro da aggiungere.
Arena di Milano. Rachelle Ferrell.
Un concerto assolutamente incredibile, nient’altro da aggiungere.
Ieri sera ho suonato con il gruppo al Black Crow. E’ stato un bel concerto, e colgo l’occasione per ringraziare tutti gli amici che sono venuti a vederci.
La parte più gratificante della serata, però, è inaspettatamente giunta quando dei ragazzi che non conoscevo (tra cui un collega batterista) sono venuti a farmi i complimenti per il concerto. Piccole cose che fanno molto piacere ;)
Grazie a tutti.
Settimana scorsa sono andato a sentire Manu Katché al Blue Note.
Katché è un batterista conosciuto, ma non particolarmente famoso. Ha pubblicato una manciata di album a suo nome - degli strumentali piuttosto raffinati - ma soprattutto ha suonato per una quantità impressionante di artisti: ha più di 200 album all’attivo, tra cui spiccano nomi come Sting, Noa, Joe Satriani, Peter Gabriel…
Il concerto è stato piacevole - belli i pezzi, ottimi i musicisti - ma la mia attenzione è stata inevitabilmente rapita dalla performance batteristica. L’aspetto più impressionante del modo di suonare di Manu Katché è la sensazione di naturalezza estrema che riesce a trasmettere: mentre gambe e braccia turbinano nei passaggi più complicati lui è sempre lì, al centro, perfettamente padrone della situazione. A volte sembra quasi che sia fermo.
La serata del concerto sembra aprirsi sotto i migliori auspici: con una botta di fortuna incredibile riesco a trovare subito parcheggio vicino al Rolling Stone, un’operazione che normalmente comporta ore ed ore spese a girare in tondo.
Davanti alla biglietteria la fortuna sembra svanire: freddo e pioggia rendono la coda poco piacevole e la distribuzione degli accrediti procede con una lentezza esasperante. La genialità del progetto architettonico del Rolling Stone fa si che sotto la tettoia della biglietteria ci si bagni di più che a stare fuori alla pioggia.
Quando il concerto inizia, però, persino il ricordo della tettoia (s)piovente svanisce. I sei membri del complessino salgono sul palco, accompagnati da Paola Folli, e travolgono il pubblico con le note di Plafone.
Da questo momento in poi è un classico concerto degli EelST - con il bonus della voce di Paola Folli e di una piccola sezione fiati (Daniele Comoglio al sax e Andrea Toffanelli alla tromba, se ben ricordo).
Essendo il tour promozionale di Studentessi, molti dei pezzi in scaletta vengono proprio da questo album, ma c’è spazio anche per vari classiconi: Supergiovane con un Mangoni scatenato, Tapparella (curiosamente non come ultimo pezzo), El Pube, un medley di vari brani disco/dance tra cui Discomusic, Pippero, La Chanson, Born to be Abramo…
Gli Elio e le Storie Tese sono il gruppo che mi è capitato più spesso di vedere live ed ogni volta è una grande soddisfazione. Questo concerto poi aveva dei volumi praticamente perfetti: sono riuscito a tornare a casa senza aver perso l’udito - come succede invece normalmente durante i live.
Nota a margine: tra gli spettatori del concerto di Milano c’era anche Marcello Macchia - alias Maccio Capatonda - che si è preso anche una discreta dose di applausi nel finale, quando è stato riconosciuto dal pubblico :D
Mercoledì scorso sono stato al Rolling Stone per il concerto dei Tower of Power, un gruppo che ha fatto la storia della musica e che in Italia è tristemente sottovalutato (tanto è vero che nel nostro paese vengono più o meno una volta ogni 10 anni).
Sono uscito dal Rolling vagamente sconvolto, con quel tipico stato d’animo dualistico per cui ti senti carico al punto che suoneresti qualsiasi cosa ma allo stesso tempo sei tentato di appendere lo strumento al chiodo perché sai di non poter raggiungere certi livelli :D
Al di là delle mie paranoie da musicista, i Tower sono veramente uno spettacolo che colpisce. 10 musicisti sul palco con una coesione tale da sembrare uno solo. E una sezione ritmica che probabilmente avrebbe tiro anche se suonasse Fra Martino :D