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Il progresso della progress bar

Saturday, November 22nd, 2008

Osservavo oggi la progress bar di Leopard mentre lentamente mi teneva informato sullo stato di alcuni updates. Probabilmente il mio umore non era già dei migliori: avevo appena resettato il Mac per un misterioso congelamento dell’interfaccia e mi aspettava un altro restart per l’installazione degli updates.

Forse è per questo che, guardando la barra, mi sono reso conto di una cosa. Le progress bar fanno schifo.

Non sto parlando di estetica, ma di problemi nell’interazione. Problemi gravi, a cui però ci siamo talmente abituati da non vederli più. In particolare i problemi sono due, a cui se ne può aggiungere un terzo – meno grave:

  1. Quando vedo una progress bar, mi aspetto che questa si riferisca all’operazione in corso. Il fatto che la barra arrivi al completamento e poi riparta da capo – senza che cambi il nome dell’operazione – è un esempio di pessimo design.
  2. Quando vedo una progress bar, mi aspetto che questa sia in rapporto 1:1 con l’operazione a cui si riferisce. Il fatto che la barra arrivi fino a metà e l’operazione si concluda – facendo quindi ripartire la barra da zero – è un altro esempio di pessimo design.
  3. Infine, una progress bar serve a dare due informazioni: una riguarda lo stato corrente dell’operazione, mentre l’altra è la conferma che qualcosa sta succedendo (ovvero: il computer non si è inchiodato). Se la barra si ferma per un’ora sul 23%, questa informazione viene persa. Lo stesso problema si ha quando la barra avanza di un pixel ogni 15 minuti: alzi la mano chi non ha mai usato il puntatore del mouse come indicatore per vedere se una barra avanzava o meno a livello subatomico :D

I primi due problemi sono quelli che ho notato oggi negli updates di Leopard, mentre il terzo è una caratteristica peculiare delle installazioni Adobe. Gli stessi problemi si riscontrano comunque in moltissimi altri casi.

Viene da chiedersi se mai avremo un qualche progresso verso delle progress bar migliori.

L’immagine è CC kbaird: http://flickr.com/photos/kevlar/2272366843/

Good50x70

Friday, May 16th, 2008

Foll chiede di spargere il verbo di Good50x70. Raccolgo l’invito, ma l’avrei fatto comunque: i poster vincitori del concorso (di cui potete vedere una selezione nel post che ho linkato) sono davvero belli.
Un breve riassunto, se non sapete di cosa si tratti:

Good 50×70 è un progetto che vuole sensibilizzare il mondo dei designer verso la comunicazione sociale. Si tratta di un concorso, libero a tutti per realizzare dei poster formato standard 50×70 che verranno poi liberamente resi disponibili alle associazioni no-profit che ne faranno richiesta (mantenendo ovviamente il nome dell’autore).

Vale la pena di fare un giro nella gallery di tutte le opere vincitrici: ci sono alcune perle molto interessanti.

L’unico appunto che mi sento di fare all’iniziativa riguarda il sito. Non vorrei sembrare drastico, ma trovo il sito di Good50x70 vagamente urendo… il che, per un progetto orientato al mondo del design, è abbastanza assurdo :D

Got Milk?

Thursday, December 6th, 2007

Osservate per un attimo questa bottiglia:

G@t Milk?

Cosa potrà mai contenere? Sarà forse LATTE? O magari sarà sapone liquido?

Il design di questa etichetta è talmente assurdo che fa sorridere: i due elementi maggiormente in evidenza – la scritta gigante e la foto del latte che viene versato nel bicchiere – rappresentano curiosamente proprio ciò che il prodotto non è. Per quanto difficilmente qualcuno potrebbe essere tratto in inganno fino al punto di bersi con i cereali una tazza di sapone liquido, è evidente che la scelta comunicativa non è delle migliori.

Andando al di là del caso specifico, errori di questo tipo sono a mio parere rivelatori di una delle più difficili sfide che si presentano a chi deve comunicare un prodotto, che si tratti di progettare un’etichetta, di preparare una lezione universitaria oppure di stendere una documentazione.

La sfida sta nel liberarsi della propria forma mentale per assumere quella del potenziale utente: mettersi cioè nei panni di chi del prodotto non sa nulla. L’errore nell’etichetta del prodotto di cui sopra (lattone? saponatte?) è molto banale: si dà per scontato che il tipo di prodotto sia già noto e si evidenzia piuttosto una sua caratteristica specifica. Questo ovviamente soddisfa il designer – che sa perfettamente di lavorare su un sapone – ma non tiene in considerazione il fatto che l’utente vuole sapere che diavolo di prodotto si trova davanti, prima di preoccuparsi se sia aromatizzato al mughetto o alla lavanda :D

In ambito informatico, questo è lo stesso principio che rende tanto difficile scrivere della documentazione comprensibile: bisogna partire dal punto di vista di chi non sa nulla, pur sapendo in realtà già tutto.
Non escludo che qualcuno possa anche essere all’altezza di un tale compito senza bisogno di aiuto, ma per tutti i comuni mortali il mio consiglio è di chiedere sempre un parere a qualcuno che davvero non sa nulla del prodotto software in questione. Se la documentazione è chiara, riuscirà a decifrarla senza problemi. Altrimenti… toccherà tornare allo scrittoio ;)