Archive for the 'internet' Tag

Infostrada: dove sta la fregatura?

Monday, December 29th, 2008

Le offerte ADSL di Infostrada mi lasciano perplesso.

Prendiamo ad esempio ADSL Flat: l’offerta base a 7M in downstream e 512K in upstream. Questi sono i costi (al netto di tutte le promozioni):

  • Abbonamento mensile: 19,95€
  • Modem in comodato d’uso: 3€
  • Abbonamento Telecom (necessario per il telefono): 14,57€
  • TOTALE: 37,52€

Prendiamo ora Absolute ADSL: offerta internet+voce senza canone Telecom, con ADSL a 8M/512K. I costi (sempre senza promozioni):

  • Abbonamento mensile: 29,95€
  • Modem in comodato d’uso: 3€
  • TOTALE: 32,95€

La seconda offerta è marginalmente più veloce (8M invece di 7) ed ha tutte le telefonate gratis (salvo scatto alla risposta di 0,12€). Qualcuno mi spiega come fa a costare meno? :D

Al 155 mi hanno confermato i costi, ma sulle motivazioni mi suggeriscono di chiedere “a chi ha inventato le tariffe” :P

Il riassunto di Google

Wednesday, December 3rd, 2008

FaberNovel (società di consulenza francese) ha pubblicato un interessante rapporto che in qualche modo riassume ciò che Google è oggi – oltre a ciò che è stato e ciò che vorrebbe essere.

All about Google

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Le slides di FaberNovel sono piuttosto interessanti, anche se ovviamente non contengono nessuna sconvolgente novità. I punti che mi sono sembrati più interessanti:

  • Il modello di business di Google è basato praticamente solo su guadagni indiretti: non “produco X e vendo X” ma “produco X così aumenterà Y e potrò vendere più Z”.
  • La strategia di Google prevede una notevole crescita del mercato dell’advertising online da qui al 2012.
  • Google sfrutta l’incredibile mole di dati che ogni giorno gestisce per fare data mining: ad esempio il servizio GOOG-411 per fare ricerche tramite telefono serve a migliorare il sistema speech-to-text che verrà utilizzato per indicizzare i contenuti video di YouTube.
  • Oltre ai normali adSense, Google sta sperimentando vari altri tipi di advertising – nei video su YouTube ma anche tramite cartellonistica, radio, tv (quindi offline).
  • Il PageRank non è l’unico vantaggio competitivo nel mondo dei motori di ricerca.
  • Una stima sul costo della banda di YouTube prevede che possa toccare il milione di dollari al giorno (!)

Life Sucks

Wednesday, September 24th, 2008

Avete mai provato a dire a Google “life sucks“? Ci ho provato per caso* e i risultati sono stati in qualche modo sorprendenti.

Mi aspettavo di essere sommerso da una sfilza di tristissimi blog usati come sfogo e invece la prima pagina dei risultati porta quasi unicamente a siti con un orientamento positivo: consigli su come risollevare la propria vita, articoli umoristici, video divertenti (almeno nelle intenzioni).

Se accettiamo l’assioma di questi ultimi anni – ovvero che l’algoritmo di Google è fonte ultima di verità sugli argomenti che indicizza – questa ricerca restituisce un’immagine della rete piuttosto diversa da quella che avevo immaginato finora. Non so quanto migliore, tra video idioti e tentativi di vendere libri a persone disperate, ma senza dubbio diversa.

* In realtà volevo scoprire se qualcuno avesse già pubblicato sulla rete un involuto gioco di parole che mi era venuto in mente e che alla fine ho deciso non fosse degno di essere inflitto ad alcuno :P

Jazz al risparmio

Monday, July 14th, 2008

Oggi, facendo un salto sul sito del Milano Jazzin Festival, scopro un simpatico messaggio:

Avviso di interruzione momentanea
Il dominio ha superato il traffico web e ftp mensile incluso

E siamo solo a metà luglio. La professionalità del Comune di Milano quando si parla di web e tecnologia non cessa di stupire.

Attaccati al cavo

Monday, June 9th, 2008

Nei giorni scorsi sono stato per lavoro a Research2Business, alla fiera di Bologna.
Un evento legato alla tecnologia, alla ricerca, all’innovazione… e sono rimasto sconnesso per 2 giorni.

In fiera, 300€ per due giorni di connessione dallo stand – all’interno del quale occhieggiava un’inquietante presa telefonica… spero che la connessione fosse almeno wireless :D
In albergo, invece, prezzi molto più abbordabili: solo 5€ per mezz’ora di connessione :|

E’ vagamente deprimente vedere con che scarsa considerazione sia trattata la connessione alla rete in Italia, a maggior ragione in ambito business.

Sci(bzaar)net

Sunday, May 18th, 2008

Dopo l’iWordCamp di settimana scorsa, stavolta è stato il turno di Sci(bzaar)net.
Una brevissima definizione:

Soggetti attivi nella rete si incontrano, in modo nuovo, per riflettere sulle sfide che internet lancia alla divulgazione scientifica, la produzione di conoscenza e l’Open Culture nel mondo accademico.

Non si è trattato di un barcamp vero e proprio – ammesso che ormai si possa usare il termine “barcamp” per indicare qualcosa di ben definito – ma di un ibrido da diverse forme di aggregazione: strutturato, a numero chiuso, collaborativo, paritario. Visto come si è svolta la giornata, direi che la formula è quella giusta.

Dal brainstorming conclusivo sono emerse molte idee che senza dubbio saranno pubblicate in modo più completo sul sito ufficiale di Sci(bzaar)net: la passione come motore di chi fa ricerca, la necessità di andare oltre i significati negativi acquisiti dal termine “divulgazione”, le possibilità di cambiamento dall’alto e dal basso, le necessità economiche, il mondo dell’editoria, l’impact factor…

Cambieremo il mondo, con Sci(bzaar)net? Questo resta da vedere :)
Di sicuro le idee e gli spunti non mancano. Non mi aspetto una rivoluzione domani mattina, ma non mi stupirei se qualche piccolo cambiamento si mettesse in moto, anche grazie ad eventi come questo.

Sotto il profilo pratico e organizzativo, un meritato plauso va a Gian, ispiratore e motore instancabile dell’intero evento. Tanto di cappello anche alla Scuola Politecnica di Design, sia per l’ospitalità che per la bellezza della sede che ci ha messo a disposizione.

Credits: la foto che ho modificato per questo post è di Chiara Galli, rilasciata sotto CC Attribution ShareAlike.

OpenSocial

Friday, November 2nd, 2007

Negli ultimi giorni non si fa altro che parlare di OpenSocial, il nuovo set di API di Google per i social network.

Inizialmente, nonostante il polverone, non avevo capito bene di cosa si trattasse. Ora, anche grazie all’apertura della sezione apposita su Google Code, mi pare di intuire che si tratti di una standardizzazione del linguaggio usato da widget e plugin per accedere ai dati nei social network.

In pratica, i network aderenti a OpenSocial (denominati container) si allineano a delle API standard per fornire risposta a varie richieste di dati (ad esempio le informazioni relative ad una persona: nome, cognome, email eccetera). In questo modo chi sviluppa widget/plugin/applicazioni per una piattaforma di social network potrà utilizzare quasi senza modifiche lo stesso codice anche su altre piattaforme. Tutto ciò che cambia è il dato che viene restituito, ma il linguaggio utilizzato nella richiesta e nella risposta è sempre quello.

Il progetto è ancora in beta, ma visto il calibro dei network che ne hanno già annunciato l’adozione (LinkedIn, Myspace, iLike, Orkut…) non mi stupirebbe vederlo presto adottato come standard de facto.

UPDATE: Consiglio la lettura di questo post di Marc Andreesse, molto esauriente. Curiosamente, l’avevo letto prima di capire per conto mio cosa fosse OpenSocial e non mi aveva chiarito nulla… rileggendolo ora, invece, è tutto estremamente ben spiegato :D

Chiudere internet

Wednesday, August 1st, 2007

Elton John vuole chiudere internet.

Mi sembra una proposta seria, lanciata da una persona competente, cui i giornali hanno dato giustamente enfasi.
Si si.

( Quello che mi spaventa di più è che quasi il 50% dei lettori di corriere.it è daccordo con lui O_O )

UPDATE: Il sondaggio sembra essere sparito dal sito del Corriere. Alla faccia della rintracciabilità -_-

Superare i limiti all’interazione

Tuesday, July 10th, 2007

Attraverso il blog di Bruce Schneier ho scoperto un breve saggio di Randy Farmer, che rivela un’interessantissima prospettiva sulla comunicazione e sulle comunità online.

Farmer lavora da anni nell’ambito dei mondi virtuali ed ha collaborato con molte compagnie, tra cui spicca la Disney. Ciò che rende la Disney particolarmente interessante, da questo punto di vista, è il fatto che i suoi prodotti si rivolgano a bambini: questo significa dover costruire barriere molto forti alla libertà dei giocatori, in nome della loro “sicurezza” (intesa in senso lato). Per dare una misura della situazione, basti citare lo standard che la Disney impone di seguire:

No kid will be harassed, even if they don’t know they are being harassed.

E’ chiaro che uno standard del genere rende molto ardua la creazione di una comunità online: come si può fornire un tipo di interazione che sia abbastanza restrittivo da soddisfare le esigenze della Disney? E’ chiaro che una normale chat non potrà mai andare bene per un prodotto con tali requisiti (dal momento che l’unica soluzione sarebbe una moderazione totale e continua: assolutamente irrealizzabile).

Il primo tentativo della Disney, in un prodotto chiamato KA-Worlds, si orientò verso la costruzione di un’interfaccia che permettesse di costruire frasi scegliendo solo tra parole attentamente selezionate. La soluzione ideale? Non proprio, dal momento che il primo tester – un ragazzino di 14 anni – in una manciata di minuti riuscì a comporre con il sistema una perla come “I want to stick my long-necked Giraffe up your fluffy white bunny”.

Il secondo tentativo (HercWorld, nel 1996) non vide mai la luce: vista l’esperienza di KA-Worlds fu comunque deciso di abbandonare totalmente la chat lasciando soltanto la possibilità di compiere azioni (innocue) e costruire/spostare oggetti. Come vedremo, l’idea tornerà in seguito.

Un altro tentativo – anche esso fallito dopo pochi mesi dal lancio – fu un mondo virtuale basato sul programma televisivo Zoog. In questo caso la soluzione adottata (e nominata ironicamente Chatless Chat) era un sistema di frasi precostituite e contestuali rispetto alle attività presenti nel mondo.

Questo ultimo concetto fu ripreso nel 2002, durante lo sviluppo del sistema SpeedChat per il mondo virtuale ToonTown. Il nuovo sistema prevedeva in prima istanza la specifica di un soggetto ed in seguito la selezione di una frase da un elenco basato sul soggetto e costruito automaticamente in base al contesto di gioco. Inoltre fu inserito un normale sistema di chat, accessibile però solo con un codice: in pratica l’idea era due bambini potessero entrare in chat solo dopo essersi scambiati di persona i propri codici segreti (che ovviamente non si potevano comunicare tramite SpeedChat).

Qualche tempo dopo il lancio, fu introdotta in ToonTown la feature Toon Estates, che forniva a ciascun giocatore una casa contenente mobili e arredi da sistemare a piacere, un catalogo di nuovi arredi da cui acquistare e la possibilità di invitare altri giocatori nella propria casa.
La parte più interessante di tutta la storia viene ora, ed è il modo escogitato dagli utenti per scavalcare le restrizioni utilizzando la nuova feature: la creazione di un vero e proprio protocollo di comunicazione per scambiarsi i codici segreti utilizzando la disposizione dei mobili nella casa. Cito direttamente l’esempio dal saggio di Farmer:

User A:”Please be my friend.”
User A:”Come to my house?”
User B:”Okay.”
A:[Move the picture frames on your wall, or move your furniture on the floor to make the number 4.]
A:”Okay”
B:[Writes down 4 on a piece of paper and says] “Okay.”
A:[Move objects to make the next letter/number in the code] “Okay”
B:[Writes…] “Okay”
A:[Remove objects to represent a “space” in the code] “Okay”
[Repeat steps as needed, until…]
A:”Okay”
B:[Enters secret code into Toontown software.]
B:”There, that worked. Hi! I’m Jim 15/M/CA, what’s your A/S/L?”

Tutta questa storia può insegnare a mio parere due verità:

  • Non importa quante restrizioni vengano poste: la comunicazione troverà sempre qualche via alternativa. Oppure, in caso contrario, il mondo virtuale semplicemente finirà per estinguersi.
  • Gli utenti sono spesso molto più furbi degli sviluppatori, perché sfruttano in maniera inaspettata delle funzioni pensate per altri scopi.

Chiudo con l’ultima citazione dal saggio di Farmer, che ben riassume l’intero post:

By hook, or by crook, customers will always find a way to connect with each other.