Archive for the 'politica' Tag

“Contro la crisi”

Friday, December 12th, 2008

Attendiamo con ansia i prossimi scioperi contro la pioggia nei weekend e la scomparsa delle mezze stagioni.

Ah, litalia

Sunday, September 21st, 2008

Come ho avuto modo di dire già qualche tempo fa, ho smesso di seguire quotidianamente giornali e telegiornali, limitandomi quasi sempre a scorrere velocemente i titoli tramite feed reader.

Mi sono chiesto più volte se questa scelta non sia alla lunga controproducente: sto forse perdendo informazioni che potrebbero essere preziose? Qual è l’impatto sociale di trovarsi quasi sempre fuori dal torrente dell’informazione?

A queste domande in realtà non ho ancora risposta. Un indizio potrebbe forse venire dalla vicenda Alitalia.

Ho seguito le ultime traversie della nostra compagnia di bandiera in modo piuttosto saltuario, ma comunque carpendo brandelli di informazione qua e là – in parte volontariamente, in parte per l’esposizione passiva all’informazione che ad oggi pare inevitabile. Quello che emerge, nella mia visione, è un quadro talmente surreale che mi chiedo se davvero a qualcuno tutto ciò possa sembrare normale – e, in questo caso, se non sia proprio l’immersione continua in giornali e tg a diluire in qualche modo l’assurdità della situazione.

I fatti, come li ho percepiti io:

  • Mesi fa – con Alitalia che già perdeva vagonate di euro ogni giorno – un’offerta di Air France è stata rifiutata a causa dei sindacati e della volontà di mantenere a tutti i costi una compagnia aerea italiana.
  • In clima pre-elettorale, Berlusconi ha sbandierato un possibile salvataggio ad opera di una cordata di imprenditori, che però si è risolto in una bolla di sapone.
  • L’Unione Europea non ha mai visto di buon occhio aiuti di Stato all’Alitalia.
  • Qualche mese dopo, in crisi sempre più nera, il governo escogita un trucco geniale, ma dal sapore vagamente immorale: si scorporano i debiti di Alitalia in una “bad company”.
  • I debiti spariscono, gli imprenditori riappaiono: ora la famosa cordata è disposta a comprare la “good company”. I debiti della “bad company” finiranno sulle spalle dello Stato, cioè le nostre.
  • I sindacati si oppongono strenuamente all’accordo, mostrando un autolesionismo raro sia dal punto di vista economico (così facendo i lavoratori perdono il posto) che comunicativo (diventano i capri espiatori di tutte le colpe di Alitalia).
  • Sfumata di nuovo l’idea della cordata, Alitalia viene rimessa sul mercato. Sai mai che qualche società distratta la compri per sbaglio.

C’è qualcosa che mi sono perso e che aiuterebbe a rendere tutto questo anche solo vagamente sensato?

Ditemi di sì, per favore.

La scomparsa dei fatti

Saturday, March 1st, 2008

Image of La scomparsa dei fattiHo letto La scomparsa dei fatti di Marco Travaglio, visto che mi è stato regalato.

Sottolineo il fatto che mi sia stato regalato perché – fosse dipeso da me – probabilmente non l’avrei mai neanche aperto. Così come La Casta di Rizzo e Stella, questo di Travaglio rientra nel novero dei libri la cui lettura risulta maledettamente dolorosa: ogni volta arrivo alla fine sopraffatto da un senso assoluto di disperazione, intesa nell’accezione etimologica di “perdita di ogni speranza”.

Nonostante tutto, una volta iniziato il libro, l’ho divorato in due giorni. Non solo è ben scritto, ma ciò che racconta riesce ad essere talmente assurdo e agghiacciante da generare una sorta di spinta morbosa ad andare sempre avanti, una specie di suspense che sprona a proseguire per vedere quale sarà la prossima nefandezza nella lista.

E’ un libro che consiglierei? Non lo so. Da un lato non posso liberarmi dalla sensazione che sia importante conoscere i fatti di cui parla, ma dall’altro sono sempre più convinto che queste denunce non servano a nulla, nelle acque paludose della politica e dell’informazione italiane.
Se avete bisogno di un libro che vi spinga all’espatrio, però, è perfetto :D

Paura e ragione

Friday, January 11th, 2008

Leggo – tramite segnalazione di Bruce Schneier – un articolo di Newsweek sull’uso delle paure nella comunicazione politica.

Al di là del contenuto del (lungo) articolo, è interessante la premessa neurologica che anche Schneier evidenzia:

The evolutionary primacy of the brain’s fear circuitry makes it more powerful than the brain’s reasoning faculties. The amygdala sprouts a profusion of connections to higher brain regions—neurons that carry one-way traffic from amygdala to neocortex. Few connections run from the cortex to the amygdala, however. That allows the amygdala to override the products of the logical, thoughtful cortex, but not vice versa. So although it is sometimes possible to think yourself out of fear (“I know that dark shape in the alley is just a trash can”), it takes great effort and persistence. Instead, fear tends to overrule reason, as the amygdala hobbles our logic and reasoning circuits. That makes fear “far, far more powerful than reason,” says neurobiologist Michael Fanselow of the University of California, Los Angeles. “It evolved as a mechanism to protect us from life-threatening situations, and from an evolutionary standpoint there’s nothing more important than that.”

In pratica: la paura è biologicamente più forte della ragione. Nulla di nuovo, ma fa un certo effetto leggerlo nero su bianco, non è vero?

Metabolizzare la bugia

Thursday, November 22nd, 2007

Comunque la si pensi, è fuori di dubbio che “dieci milioni di firme raccolte ai gazebo” […] sono una enorme palla.
[…]
Ma lo dicono in pochissimi. Perché che Berlusconi sia bugiardo è considerato un fatto endemico della scena politica, un’eccentricità del suo carattere, una forzatura retorica serenamente metabolizzata.

Michele Serra (via wittgenstein)

De-Mastellator

Monday, November 19th, 2007

De-MastellatorOgni volta che navigo su qualche sito di news mi capita di imbattermi in una notizia su Mastella. Inutile specificare che la notizia è sempre assolutamente superflua :D

Invece che lamentarmi ogni volta, ho deciso di creare un minuscolo script per Greasemonkey in modo da risolvere il problema: ecco quindi a voi il De-Mastellator!

Attenzione: può avere effetti collaterali sui soggetti naturalmente portati a prendersi troppo sul serio e su chi segue una dieta a scarso tenore di umorismo. Tenere fuori dalla portata dei politici.

La legge dell’ignoranza

Friday, October 19th, 2007

Nella corsa a chi dà per primo la notizia, sono arrivato tardi: già ne hanno parlato – tanto per dire – Punto Informatico, Folletto e Paolo Attivissimo.

Riassumo per i più distratti: un disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso agosto prevede per qualsiasi attività editoriale su internet la registrazione obbligatoria al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione).

C’è chi ha messo in luce l’aspetto censorio del provvedimento (schedatura di tutti i blogger), c’è chi ha evidenziato quali inutili lungaggini burocratiche (ed economiche) verrebbero a pesare su chiunque produca contenuti su internet, c’è chi ha denunciato il disegno di legge come l’ennesimo macigno al collo di internet e dell’innovazione in Italia.

Concordo su tutto, ma vorrei evidenziare quello che secondo me è il lato più tragico della vicenda. Il fatto grave non è tanto la natura del provvedimento (che un minimo di buonsenso farà naufragare invariabilmente prima della trasformazione in legge) ma il fatto che sia stato proposto e approvato da un Consiglio dei Ministri. Il fatto grave è che queste leggi vengono scritte da chi – palesemente – non ha la minima idea di come funzioni internet e di quali siano i fattori necessari alla crescita tecnologica dell’Italia.
In pratica, la legge è scritta da chi non comprende minimamente la materia che va a regolare.
Scusate se la cosa mi inquieta un poco.

La casta

Sunday, June 10th, 2007

Image of La casta

Ci sono libri che risulta faticoso leggere. Non perché non siano ben scritti, ma perché il contenuto è in qualche modo doloroso per il lettore. La casta è uno di questi libri: un viaggio allucinante tra i costi della politica italiana, la crescita sproporzionata dei partiti, le follie che si può permettere chi esercita il potere e soprattutto il senso di soffocamento dato da una realtà dalla quale – lo si percepisce – non c’è modo di uscire.

Il sottotitolo chiarisce tutto: così i politici italiani sono diventati intoccabili. Gli unici che potrebbero cambiare le cose sono esattamente coloro che non hanno alcun interesse a cambiarle. Tutti gli altri, ormai, non possono più fare niente, contro una casta che ha passato anni ad accumulare privilegi e potere, rendendo la propria posizione praticamente inattaccabile.

Sarei felicissimo di sbagliarmi, ma penso che la prova della correttezza delle tesi del libro potremo vederla nella vita italiana di questi giorni: anche dopo la denuncia di Rizzo e Stella non succederà niente. Come al solito.

Un Paese nel Cotone

Wednesday, January 10th, 2007

Siamo un Paese dove il malcostume non è più una notizia, ed è terribile. Farci perdere la capacità di indignazione e, quindi, di reazione. Questa è stata la vera, grande vittoria di certa gente. […]
Non esiste un’opinione pubblica che, saputa la notizia, reagisce – con la protesta, col voto, almeno col dissenso (o col disprezzo). Siamo un Paese nel Cotone: tutto è attutito, coperto, silenzioso. Poi è chiaro che uno si scoccia di urlare. La voce e la pazienza non sono infinite.

Beppe Severgnini

Politica del (Tu)Tubo

Wednesday, December 20th, 2006

Sta facendo parlare di sé l’iniziativa del ministro Antonio Di Pietro che – primo politico in Italia – ha deciso di sfruttare YouTube per veicolare un proprio messaggio.

Al di là del contenuto del video, l’iniziativa mi pare interessante sotto diversi punti di vista:

  • Dimostra un certo interesse per il target di elettori costituito dai navigatori del web. Per quanto un rapporto fecondo tra internet e politica resti ancora in molti casi pura utopia, forse la popolazione del web sta guadagnandosi il diritto ad essere presa in considerazione.
  • Utilizza su Internet una forma comunicativa (il video) che in Italia è quasi totalmente appannaggio delle televisioni tradizionali.
  • Si conforma allo standard de facto del web (YouTube) invece di ricercare soluzioni proprietarie, incompatibili o anche semplicemente obsolete.
  • Paradossalmente, diminuisce l’importanza dell’immagine: siamo abituati a vedere i politici in contesti sfarzosi e quasi barocchi, contornati da fiori, bandiere ed affreschi, illuminati da ogni angolo, mentre in questo caso abbiamo una telecamera a tratti traballante, uno sfondo che potrebbe benissimo essere un corridoio di qualsiasi appartamento, scarsa illuminazione, rumori di fondo e fade-out fatti con l’accetta. Riconosciamo la natura “istituzionale” del messaggio poiché conosciamo Di Pietro, ma un video analogo (se non identico) sarebbe alla portata di qualunque cittadino con una telecamera digitale.

L’ultimo punto, in particolare, non è necessariamente positivo. Senza dubbio però va nella direzione di rendere il messaggio meno ingessato e formale (alcune interviste a politici sembrano girate nel 1800).

(Nota a margine: chiunque gestisca il blog di Di Pietro farebbe bene ad informarsi su cosa siano i Permalinks…)