Siamo un Paese dove il malcostume non è più una notizia, ed è terribile. Farci perdere la capacità di indignazione e, quindi, di reazione. Questa è stata la vera, grande vittoria di certa gente. [...]
Non esiste un’opinione pubblica che, saputa la notizia, reagisce - con la protesta, col voto, almeno col dissenso (o col disprezzo). Siamo un Paese nel Cotone: tutto è attutito, coperto, silenzioso. Poi è chiaro che uno si scoccia di urlare. La voce e la pazienza non sono infinite.
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Un Paese nel Cotone
Wednesday, January 10th, 2007Al proprio posto
Monday, June 19th, 2006Ho appena letto L’uomo in bilico, di Saul Bellow. Il libro in sé mi ha lasciato abbastanza indifferente, ma il tema centrale è interessante. La storia è quella di un uomo che - in attesa della chiamata per entrare nell’esercito - vive per mesi in una sorta di limbo: non ha più un impiego, ma economicamente può contare sul sostegno della moglie che lavora. Si trova quindi in qualche modo libero dai ritmi e dettami quotidiani della società.
Eppure questa esistenza “libera” lo logora, gli aliena la stima dei parenti, lo rende irrequieto, lo allontana dagli amici, al punto che - alla fine del libro - decide di presentarsi spontaneamente al distretto militare, in modo da rientrare finalmente negli ingranaggi della società (ed in una delle sue istituzioni più rigide, per giunta).
Abbiamo qualche scelta al fatto di vivere in questa società e di adattarci a ciò che ci prescrive? O forse siamo costretti - in qualche modo - ad uniformarci, se non vogliamo vivere come dei reietti?
Apparenza/Sostanza
Sunday, May 28th, 2006Una riflessione, scaturita da questo post.
“Non badare alle apparenze” è qualcosa che ci viene insegnato ma che non trova quasi mai riscontro nella società.
Del resto l’apparenza è l’involucro esterno, è la prima cosa che percepiamo: siccome siamo abituati a dover prendere decisioni nel minore tempo possibile, ci basiamo su quello che abbiamo a disposizione, ovvero l’apparenza.
Tuttavia l’apparenza non sempre (direi raramente) coincide con la sostanza. Questo è un fatto che siamo abituati a dare per scontato e che tuttavia meriterebbe una discussione a sé. In ogni caso, questo significa che fermarsi all’apparenza solitamente è un errore, se il nostro obiettivo è conoscere la persona (o l’oggetto) che esaminiamo. Ma questo non vuol dire che l’apparenza non abbia un suo ruolo importante, nella conoscenza. Forse una sintesi migliore sarebbe “non fermarsi alle apparenze”.
Secondo punto. Cito:
Oggi pare ci sia l’esaltazione di cosa siamo in un mondo di apparenze. Nessuno che abbia visto sembra porsi la questione da un punto di vista sociale.
Ad essere sincero, l’esaltazione di cosa siamo (cioè della sostanza) io non la vedo. O meglio: la vedo, ma è quasi sempre ipocrisia, luogo comune o tentativo di darsi un tono. Come a dire: “io non mi fermo alle apparenze, perchè sono una persona profonda”. Apparenza della sostanza: si finge di preoccuparsene quando non è così.
La motivazione sociale del primato dell’apparenza è quella che ho citato sopra: nella maggior parte delle nostre interazioni non abbiamo il tempo di scavare fino alla sostanza. Appena incontriamo una persona dobbiamo decidere se vale la pena di approfondire la conoscenza, appena visitiamo un sito dobbiamo capire se vale una navigazione oppure no… Ovvio che poi l’apparenza venga percepita in qualche modo come più importante della sostanza, visto che è quasi sempre attraverso la prima che si può poi giungere alla conoscenza della seconda.